BUON ANNO DA STUDIO83!
Buon Natale a tutti da STUDIO83!
Elena
Giulia
Con un giorno d'anticipo, mi sono divertita (?) a modificare la grafica del sito e del blog per accordarla con la stagione: colori freddi, BRRR!
Solita storia: ho modificato i layout, ma non i colori dei testi e dei titoli all'interno dei post, perchè ogni post sia comunque legato al periodi in cui è stato pubblicato. Sono una sentimentale.
In questi giorni sono abbastanza sommersa, e aggiornare il blog sta diventando un'impresa. Sto sottotitolando e montando le interviste agli editori che vi ho annunciato, e che pubblicheremo in versione integrale (il montaggio riguarda solo eventuali errori o esitazioni ma non modificherà ordine né sostanza delle risposte) distribuendole una alla settimana, feste permettendo.
Ripeto: sono bellissime, non perdetele!
GINEVRA BRANDI: SENZA PAURA D’AMARE
Quella di Ginevra Brandi poteva essere, calata in un altro momento epocale”, la storia di molte donne. Parla di ricerca d’amore, di incontri deludenti ma anche affascinanti nella loro fuggevolezza. Di uomini che non lasciano tracce e di donne indelebili. Di una città che aggroviglia, tenta, seduce e abbandona. Ma è stata scritta poco tempo fa, pur snodandosi attraverso almeno quarant’anni di vita. E poco tempo fa, da pochi anni a questa parte, esiste un mezzo che ha stravolto l’esistenza affettiva e non solo di milioni di individui. Soprattutto di donne. E’ internet.
Ginevra mi accoglie nella sua casa che profuma di cielo, letteralmente. Vuoi perché è affacciata su uno dei quartieri di Roma più intensi e caldi, vuoi perché è impregnata della vita di questa donna. Il romanzo, davvero, si potrebbe anche leggere su queste pareti e nell’aria che la avvolge. “Cosa cercavo? Cosa cerchiamo tutti e sempre. L’amore, senza paure e con una pienezza che satura vuoti e assenze”. Ginevra nasce da una famiglia agiata in Abruzzo. Arriva all’adolescenza privata precocemente del padre e di una figura di madre appunto piena. Si trascinerà questa carenza nella vita come una scia invisibile ma concreta. “Uomini. Prima della mia esperienza con una donna avevo fame d’affetto e il mio primo cibo sono stati gli uomini”. Poi arriva l’incontro con una lei, sconvolgente e indimenticabile. Ginevra è ancora molto giovane, con una carne e un’anima tenerissime. La storia fulminea le lascerà il segno.
Per anni cerca nuovamente negli uomini almeno l’alone o l’eco di quanto provato con una donna. Nulla. Impossibile. Ma ancora non si convince. Poi, professionista affermata, single “di razza” e affascinante donna sola, si imbatte in uno di quei momenti che cambierebbero la vita a chiunque.
“Un incidente. Uno stupido incidente che mi costringe all’immobilità per più di sei mesi. Ferma, sola, in casa, nel silenzio e nella solitudine”. Davanti a lei un computer, e inizia la sua avventura. “Avevo conosciuto internet già qualche tempo prima, e attraverso la rete avevo conosciuto e frequentato uomini. Con cui però non c’era stato nulla”. Una comunicazione impossibile, che neanche il virtuale aveva aiutato. Un mondo impenetrabile, quello maschile. “Ancora oggi non riesco a trovare contatto con loro, se non per rarissimi individui e solo a livello spirituale”.
Si apre uno schermo, si spalanca un mondo. Ginevra viaggia pur restando immobile nella sua casa, e l’avventura inizia. Lei, così fragile e minuta, è come se superasse in un anno una prova degna della migliore saga cinematografica. Colleziona esperienze, ritratti, sensazioni, odori, ricordi. Alla fine deciderà di scriverne un resoconto, e nasce DONNE. “Con un finale a sorpresa” sorride svelandone appena l’idea.
Ho letto il libro quando era ancora in essere. Sconvolgente. Un cesellare le parole con la stessa leggerezza delle carezze. A volte un canto, a volte un grido e a volte un’eco del piacere di donna. Perché di questo meraviglioso e sconcertante viaggio farne un libro? “Perché deve rimanere per me e per altre donne. Perché attraverso queste storie mi sono finalmente legittimata come donna che ama altre donne. Perché ho capito che la cosa più naturale del mondo (amare) è quella che riesce più difficile per l’essere umano”.
Ginevra Brandi non è il suo vero nome. Dietro questo pseudonimo si cela una persona molto nota negli ambienti bene di Roma. Allora questo essere finalmente alla luce del sole non si ancora compiuto del tutto. “Aspetto i tempi in cui saremo libere di affermare la nostra identità. Se l’essere umano ha paura di amare, può accettare chi lo fa in maniera “differente” dagli schemi fissati?”
Il libro sarà in uscita in tutte le librerie italiane dal 26 gennaio 2008 e prenotabile con il 30% di sconto su http://scaricabilia.graphe.it/gbrandi.htm
Ginevra Brandi è contattabile all’indirizzo mail ginevrabrandi@libero.it
... in realtà, sono passati due giorni e non uno, ma il succo è quello.
Siamo state alla Fiera della Piccola e Media Editoria a Roma, abbiamo assistito a convegni interessanti, visitato stand, rivisto scrittori e amici e molestato editori con telecamera e block notes.
Sono felice di dire che è andata benissimo: ci siamo divertite, appassionate, stancate un po' ma ne è valsa la pena! Abbiamo realizzato delle bellissime interviste ad alcuni editori che hanno accettato di chiacchierare con noi: le stiamo montando e sistemando per proporne alcuni estratti a Booksweb.tv, ma dato che meritano davvero abbiamo deciso di renderle comunque visibili online in versione integrale, magari su youtube.
In attesa di farle uscire, ringraziamo coloro che hanno partecipato, la loro pazienza e disponibilità. Un grazie agli intervistati:
Guido Farneti, eccentrico editore di Azimut ;
Stefano Donno, vero intellettuale gentleman, addetto stampa di Besa ;
Gianfranco Viviani, fondatore della storica Editrice Nord e ora di DelosBooks ;
Luisa Capobianco di Edizioni Magi ;
Diego Tavazzi di Edizioni Ambiente ;
Emanuela De Caro, dell'ufficio stampa di Guida, disponibile e solare ;
Diana Battaggia, gentile e appassionata, di Lietocolle ;
Marco Limiti, editore e amministratore di Progetto Cultura ;
Last but not least, il grandissimo Marcello Baraghini di Stampalternativa.
Inoltre mi scuso con TerrediMezzo, della quale recensirò presto un piccolo libro sugli scrittori esordienti, per non aver realizzato l'intervista promessa: avevo lasciato il mio numero perché mi avvisassero quando si poteva fare, ma non mi hanno più chiamata e tra un impegno e l'altro la cosa mi è passata di mente.
Ci dispiace anche per non aver potuto intervistare E/O, casa editrice che stimiamo, ma quando ci siamo recate allo stand ci hanno detto che l'unico modo per parlare con l'addetta all'ufficio stampa (che era lì ) era scriverle una mail (nonostante l'intervista fosse una cosa di cinque minuti, alla quale tutti gli altri si sono sottoposti subito e volentieri): abbiamo concluso che, per questa volta, E/O si sarebbe attaccata al tram E/O al cavolo :-P
Infine, un pensiero per i nostri amici Francesco Altieri, editore di Magenes, e Monica Maggi, giornalista e scrittrice, per il loro aiuto e sostegno costante, e un saluto anche a Flora di Guida, a Massimliano di Edizioni Magi, e a Raffaele Abbate (che non è mio parente ^^), simpatico blogger e scrittore determinato come un caterpillar, al quale auguriamo buona fortuna e buona scrittura.
Presto saranno disponibili le interviste, che pubblicheremo una alla volta (mi sento tanto staffgrillo!). Stay tuned!
E' il caso della nostra Giulia, che ha presentato una splendida videorecensione dell'inestimabile "A clockwork orange" di Anthony Burgess.
In a night, or in a day,
In a vision, or in none,
Is it therefore the less gone?
All that we see or seem
Is but a dream within a dream.
[Sebbene la speranza sia sfumata/ in una sola notte, in un sol giorno/in una visione, o in niente/ forse è per questo meno svanita?/ Tutto ciò che vediamo, che sembriamo/ non è che un sogno dentro un sogno.]
BRR! Moscatelli è un grande appassionato di Edgar Allan Poe, e il primo concorso letterario della sua casa editrice si rifa a un componimento del padre del giallo per il suo titolo: "Un sogno dentro un sogno".
Ora che l'antologia è uscita, ne sento ticchettare il cuore, sotto il pavimento... "Più forte! Più forte! PIU' FORTE!"
Buona lettura!

I racconti contenuti nell’antologia sono, tranne qualche eccezione, gradevoli da leggere e in alcuni casi molto arguti, scritti tutti in modo più che dignitoso – e in questo si nota anche la mano dell’editore, che dimostra cura per ciò che pubblica...
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“Black Notes” racconta, servendosi di un grossolano flusso di coscienza, la vita irrisolta di un individuo il cui problema principale è l’abulia e la mancanza di slancio, alla quale reagisce un tentativo alla volta, quasi nascondendolo anche a se stesso. Estavio rende bene il problema della mancanza di prospettive esistenziali, che non è esclusivo della provincia: piuttosto, è un’attitudine generale alla vita, che non contempla la possibilità di rischiare qualcosa per mettersi in gioco.
Leggi la recensione
Chi leggerà la recensione a "Black Notes" capirà che, a mio avviso, il problema principale del romanzo è l'editore.
Apro una parentesi più generale, che non vuole essere un rimprovero o un ostracismo contro un caso particolare (quindi non è rivolto contro Estavio!)
Una casa editrice è tale non certo perché stampa, ma perché cura, edita e "confeziona", qualunque cosa significhi, il testo che l'autore ha scritto.
Tra la creazione e la stampa c'è un lavoro invisibile ma imprescindibile: in primis il "trattamento" del testo secondo delle norme redazionali che lo rendano leggibile con più facilità. Se la casa editrice ha scopi più culturali, può esserci un'armonizzazione e una valorizzazione del pezzo; se è orientata esclusivamente all'incasso il testo viene "uniformato" ad altri, magari cambiato per rispondere alle aspettatitve del pubblico. Se la casa editrice non è una casa editrice, il lavoro è del tutto assente, e la cosa sarà tragicamente chiara a partire dal grado zero del testo: i caratteri, gli spazi, la punteggiatura, l'impaginazione, la veste redazionale, insomma.
Dato che non mi piace generalizzare, non escludo mai il testo di un autore solo perché è stampato a pagamento, e non condanno in blocco le case editrici che chiedono un contributo: ma ricordo agli autori che, se si affidano a chi è poco serio (o magari è un semplice tipografo), verranno colpevolizzati dal lettore, a causa della mancanza di un lavoro sul testo che, pur non spettando allo scrittore, lo coinvolge comunque.
Scrivere e pubblicare non sono sinonimi! E se l'autore ritiene di rendere pubblico il suo lavoro senza pretendere che l'editore (pagato o meno) faccia la sua, la responsabilità del risultato ricade su entrambi.

