È già passata una settimana, ed eccoci al secondo appuntamento dedicato alle interviste di "Editori in Fiera". Stefano Donno ci ha parlato di Besa Editrice , del suo progetto culturale, del suo catalogo, delle sue strategie.
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Besa è un ottimo esempio di casa editrice con una forte identità editoriale. Il concetto di identità è importante, lo è soprattutto oggi proprio in virtù del fatto che si sta perdendo, non è più forte come un tempo.
Sembra un paradosso, ma oggi una casa editrice ha meno probabilità di sopravvivere se si affida a generi mainstream che possano accontentare una larga parte di pubblico. Al contrario, specializzandosi su pochi generi o argomenti può costruirsi un'identità basata sulla specificità del proprio catalogo, e affidarsi alla nicchia di lettori ai quali l'argomento interessa. Saranno lettori meno numerosi di quelli in cerca di narrativa generica. Ma saranno più fedeli, più motivati e più attivi. La casa editrice troverà in loro una nicchia sulla quale contare, e i lettori un porto dei propri interessi, al quale rivolgersi con sicurezza e fiducia.
Besa Editrice ha percorso questa strada con dedizione, pubblicando saggi e romanzi con una forte connotazione territoriale e culturale e cercando voci inedite in Italia, che esprimessero visioni "altre" legate alla cultura popolare e al folclore contadino - ma nel catalogo c'è molto altro, e vi invito a dargli una scorsa.
Besa Editrice è, ad esempio, l'unica casa editrice in Italia che conosco (insieme ad Albalibri) che pubblica scrittori albanesi tradotti dall'originale. Sì, perché molte case editrici, anche grandi e conosciute, ricorrono al malcostume della traduzione di "seconda mano": tradurre un testo albanese dalla traduzione francese (o uno giapponese dall'inglese, del resto, come ha fatto Feltrinelli con Yukio Mishima) è un'operazione abbastanza discutibile, che produce l'equivalente di una minestra riscaldata.
Anche in questo, le case editrici piccole e medie hanno molto da insegnare alle grandi e moltissimo da offrire ai lettori, come la maggiore cura e tempo dedicato a testi considerati "tasselli" di un discorso culturale, non semplicemente numeri da bancale.