
Sinceramente non so se se la cosa sia vera, se esista davvero il genio che ci getta in pasto i propri pupilli, facendo loro credere di trovare in noi critici compiacenti... magari mettendo sul contratto di edizione "promozione gratuita e critica letteraria del titolo in associazioni culturali e agorà online" o vaccate del genere. Mi auguro di no!
In ogni caso, voglio ribadire le nostre linee guida a utilità di tutti, scrittori, editori, lettori di recensioni. Non abbiamo interesse ad accanirci contro nessuno, ma ci facciamo un vanto della nostra sincerità, del nostro rigore e dell'indipendenza dei nostri pareri. Non facciamo promozione. E se qualcuno pubblica a vanvera, a pagamento o meno, è la prima cosa che facciamo notare nell'eventuale recensione, gratuita o retribuita.
Detto questo, se qualche editore vuole fare cosa gradita ai propri scrittori e alla propria azienda, ci assuma come editor, e lo copriremo d'oro. ^@^
L'autore della raccolta di poesie in questione, il giovanissimo Marco Di Cesidio, era presente insieme all'editore (casa editrice Arduino Sacco) e all'autrice della prefazione, Deborah D'Agostino; tutti e tre hanno parlato dell'opera e ne hanno letto alcuni brani. L'autore, incalzato dall'editore, ha raccontato ciò che lo ha spinto a scrivere le poesie della raccolta e ha spiegato di non sentirsi un poeta, ma di aver solo esternato il suo pensiero in versi.
Dopo la presentazione del libro, l'autore ha avuto la simpatica idea di improvvisare un piccolo concerto con alcuni amici musicisti e l'atmosfera generale si è fatta decisamente più goliardica.
Concludo riportando una nota stampata sulla quarta di copertina di "Ognuno è il dio di se stesso": "Ci teniamo a informare i lettori che la Arduino Sacco Editore non usufruisce né di finanziamenti pubblici né di finanziamenti da parte degli autori. Si autofinanzia con la vendita dei libri e con la propria capacità di stare sul mercato".
In bocca al lupo alla casa editrice e all'autore!
Online sul nostro sito la recensione a "Esordienti da spennare", la piccola inchiesta della Ognibene sul cosiddetto "sottobosco" delle case editrici a pagamento.

Il racconto della Ognibene avvince il lettore, in particolare il lettore-scrittore, e ha un bel punto di forza: non teme di fare nomi, anzi riporta titoli e conversazioni, lettere e risposte, ottenendo il doppio risultato di elaborare un discorso sensato sull’argomento e di tracciare una serie di “casi di controllo” di editori dai ben dubbi scopi.
Anni fa, balda minorenne, partecipai al concorso letterario "L'Autore" indetto dalla casa editrice Firenze Libri (quello pubblicizzato ogni anno con un box in prima pagina di "Repubblica"). Dopo qualche mese, mi arrivò la notizia che, pur non avendo vinto, ero stata "selezionata" e ritenuta idonea per la pubblicazione. A una mia chiamata, spuntò fuori la richiesta di contributo, che rifiutai. A onor del vero, va detto che la Firenze Libri si dimostrò molto attenta verso i miei manoscritti: mi chiese dei soldi per rimandarmeli indietro, perchè "è un peccato farli finire al macero". Poveriiini...
Mi mandarono anche due o tre libri, come previsto per i partecipanti al concorso. Uno era il romanzo vincitore, un altro era "Avalon: l'agenda dello scrittore" di Giorgio Maremmi, un libretto che la Ognibene in "Esordienti da spennare" cita spesso come classico esempio di malafede delle case editrici a pagamento.
In effetti, "Avalon" è infarcito di improperi contro gli editori tradizionali, troppo chiusi nei confronti dei nuovo autori non inseriti in un "giro" preciso, e canta le lodi di chi si sobbarca l'onere di stampare i promettenti virgulti e accettare i loro soldi a titolo di gratitudine. Nonostante questo aspetto, però, "Avalon" è stata comunque una lettura interessante: perciò lo recensiremo a breve. Buona lettura!
"Dunque anche Repubblica dopo Il Giornale si occupa degli editori a pagamento e dice esattamente le stesse cose che diciamo noi da qualche mese. Quelle cose che ci fanno passare per maleducati, per mascalzoni, per le quali ci minacciano querele, per quelle idee che fanno decidere molti a lasciare il blog e non rivolgerci più la parola. Adesso per coerenza fate lo stesso con Il Giornale e La Rebubblica, o non ve la sentite?"
Di bello c'è che l'opinione pubblica sta assumendo un punto di vista più definito sull'editoria a pagamento. Fino a qualche anno fa queste case editrici operavano in modo più silenzioso, mentre oggi l'argomento è discusso e pubblicizzato in modo molto più consistente, dando la possibilità ai più sprovveduti di farsi un'idea e di proteggersi. C'è chi si è appena avvicinato al mondo della scrittura, e non sa, non è informato - anche se informarsi dovrebbe essere un dovere. Per questa fetta di scrittori, è bene che di editoria a pagamento si parli il più possibile per spiegare che non è vero che non si può pubblicare altrimenti, come molti vogliono tendenziosamente far credere. Si può pubblicare senza pagare, a meno che non si sappia scrivere. Chi non lo sa fare, non vuole imparare e non ha voglia di fare la gavetta, può lasciar perdere (non sta scritto da nessuna parte che non si può vivere se non si pubblica!).
C'è poi chi sa benissimo a cosa va incontro. Questo gruppo si divide a sua volta in due sottocategorie: chi, una volta toccato con mano il frutto della sua scelta (cinquecento copie di un libro inservibile da smerciare agli amici), inizia a lamentarsi (come se tutto ciò non fosse prevedibile fin dall'inizio); e chi, invece, fa finta di niente e inizia a dirsi "scrittore", a spargere qua e là un libro privo di editing, pubblicato alla cazzomannaggia, senza rendersi conto di avere in mano un prodotto impresentabile.
C'è una domanda che fanno in molti, e che voglio riproporre qui: piuttosto che pagare una cifra esorbitante per pubblicare con una casa editrice a pagamento, se proprio non si può sopravvivere senza stampare il proprio libro, non è meglio rivolgersi al print-on-demand? Il servizio è lo stesso, il conto decisamente meno salato.

