I Corvi e i Campi di Grano
posted by giuliaS83 @ 09:30 - venerdì, 04 aprile 2008
Pubblico la recensione all'antologia di racconti Horror di Maria Galella, la scrittrice che ci ha contattate per "Esordiamo!". L'opera ha alcuni punti di interesse, i racconti sono ben costruiti e le idee non mancano. Ho però individuato anche dei punti deboli, da ricondursi alla debolezza dello stile. Potrei dire, usando una metafora non so quanto azzeccata, che spesso il modo di raccontare è simile a un tratto ricalcato: fa il suo lavoro e non manca di rappresentare, ma manca completamente di personalità.


Maria Galella, I corvi e i campi di grano, Natrusso Communications, 2007, Noli (SV)



La scrittrice riesce a tenere l’interesse del lettore a un buon livello, non si è mai tentati di posare il libretto o interrompere un racconto a metà, un pregio da non sottovalutare di questi tempi… purtroppo.

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Faccio tanti auguri a Maria Galella, che ha buone esperienze alle spalle, di farne altrettante e anche di più - cosa che se seguirà i nostri consigli avverrà di sicuro ^_^ .

La crocifissione delle illusioni
posted by giuliaS83 @ 16:38 - giovedì, 20 marzo 2008
È online la recensione del libro di Giuseppe De Santis, simpatico scrittore che si è rivolto a noi nell'ambito di "Esordiamo!"

Anche se la recensione non è positiva, non la considero una stroncatura in toto, come ho scritto le potenzialità ci sono. Quello che manca, forse, è la capacità di guardare da fuori, con un "occhio clinico", i risultati del proprio lavoro: non è cosa facile e si acquisisce con molti sforzi... e grazie a pareri sinceri, anche se non lusinghieri, come quello che ho cercato di fornire.

Giuseppe De Santis, La crocifissione delle illusioni, Il Filo, Roma, 2006



“La crocifissione delle illusioni”, se vogliamo, è una sequenza di descrizioni, alcune molto ben riuscite, altre suggestive, altre noiose e altre ancora incomprensibili. Ci sono ambienti, sogni, emozioni, sensazioni, ricordi, senza soluzione di continuità... qualsiasi accadimento è ben nascosto, perciò l’opera risulta un lungo esercizio di stile.

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una parentesi sull'editoria a pagamento
posted by Studio83 @ 14:07 - lunedì, 11 febbraio 2008
Negli ultimi tempi si è parlato, anche in questa sede, di case editrici a pagamento, della loro politica, del ruolo in un mercato editoriale ingolfato.

Secondo me l'editoria a pagamento non è di per sé un male: è "esplosa" con la nascita del print-on-demand, come editoria "di servizio", che permettesse di stampare volumi in bassa tiratura con costi contenuti e qualità, se non da offset, comunque più che amatoriale.
Può accadere che si abbia bisogno di realizzare libretti, opuscoli, o che si voglia stampare opere con un bacino di utenza già determinato al di fuori della libreria: poesie da regalare, il romanzo da proporre agli editori con l'equivalente di un "demo", e così via. Può essere un mezzo molto vantaggioso.

Una casa editrice a pagamento è un'azienda, proprio come una casa editrice tout court: la differenza statutaria è la diversa distribuzione del rischio e il diverso target a cui riferirsi (la prima guadagna su chi scrive, la seconda su chi legge).
Io per prima mi sono opposta con forza a certe operazioni editoriali di dubbio valore, ai cataloghi con novecento nuove uscite l'anno pagate dagli autori, alla mancanza di selezione e di un coerente discorso culturale sottostante alcuni testi. Però ripeto: questo tipo di difetti esistono da entrambe le parti, e come me la sono presa con stampatori indiscriminati, così non mi sento di elogiare Feltrinelli che stampa anche la lista della spesa di Benni solo perché non lo fa pagare.



un'opera stampata senza contributo da parte dell'autore e con un editing scrupoloso che ne ha migliorato di molto la forma

Manteniamo un po' di obiettività! Si fa presto a dare la colpa della crisi del libro all'editoria a pagamento, come fanno alcuni piccoli editori, specialmente se il problema principale è la crisi dei propri libri, che non si vendono per mille motivi sicuramente diversi dall'astuzia di alcune aziende.


capolavoro!

Sì, perché di astuzia si tratta: qualsiasi autore con un po' di attenzione si renderà conto della natura più commerciale che culturale di alcune proposte di pubblicazione a patto che abbia motivi più validi della propria vanità per pubblicare. Ad esempio la volontà di diffondere i propri lavori, o di affidarsi a qualcuno di più competente di un semplice tipografo: ci sono case editrici a pagamento che lavorano sui testi!

Il discorso cambia quando un autore pensa che una proposta editoriale a pagamento sia una prova del proprio valore letterario, e che il proprio nome su una copertina sia la prova di essere uno scrittore. Non dimentichiamo che il mondo è pieno anche di cattivi scrittori, e il giudizio non spetta a chi stampa, né a chi scrive, ma a chi legge.


un talento sottovalutato?

 
Per questo motivo noi di Studio83 abbiamo redatto il regolamento di "Esordiamo!" considerando come opera d'esordio la prima opera pubblicata in assoluto, anche con un editore a pagamento.  A prescindere dalla qualità della casa editrice a cui ci si rivolge, quando uno scrittore investe su se stesso e decide che è arrivato il momento che la propria opera sia pubblicata (e abbia un ISBN!), quell'opera diventa passibile di un giudizio e di una critica letteraria seria e circostanziata.

Concludo con un appello agli scrittori: se volete pubblicare dando un contributo, non badate troppo a chi vi accusa di lesa cultura. Il mondo editoriale tradizionale è talmente chiuso che provare a emergere in altri modi, magari autopromuovendosi, è lecito e anche giusto.
Però mi raccomando: prima di decidere di "fare outing" affidatevi a un giudizio un po' più competente di quello di vostro cuggino (magari il nostro ^^... ma va bene anche frequentare un corso, o affidarsi alla lettura incrociata, o pubblicare su un blog,  l'importante  è che cerchiate la CRITICA, il giudizio NEGATIVO, per crescere!)  e  fate bene attenzione alla casa editrice che scegliete, al contratto che vi propone, fate tutti i controlli necessari prima di sborsare i soldi.


non vi pare un po' sospetto come editore?

E una volta stampato il libro, per dirvi scrittori a pieno titolo dovete affrontare la prova del fuoco, il cerbero incazzato, la zia invidiosa, l'idra di Lerna che non aspetta che di farvi a pezzi: il critico letterario! >:-D

...In bocca al lupo!!!
[Giulia]

Black Notes
posted by giuliaS83 @ 10:21 - lunedì, 03 dicembre 2007
Roberto Estavio, Black Notes, Magnetica Edizioni, 2007



“Black Notes” racconta, servendosi di un grossolano flusso di coscienza, la vita irrisolta di un individuo il cui problema principale è l’abulia e la mancanza di slancio, alla quale reagisce un tentativo alla volta, quasi nascondendolo anche a se stesso. Estavio rende bene il problema della mancanza di prospettive esistenziali, che non è esclusivo della provincia: piuttosto, è un’attitudine generale alla vita, che non contempla la possibilità di rischiare qualcosa per mettersi in gioco.

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Chi leggerà la recensione a "Black Notes" capirà che, a mio avviso, il problema principale del romanzo è l'editore.

Apro una parentesi più generale, che non vuole essere un rimprovero o un ostracismo contro un caso particolare (quindi non è rivolto contro Estavio!)

Una casa editrice è tale non certo perché stampa, ma perché cura, edita e "confeziona", qualunque cosa significhi, il testo che l'autore ha scritto.
Tra la creazione e la stampa c'è un lavoro invisibile ma imprescindibile:  in primis il "trattamento" del testo secondo delle norme redazionali che lo rendano leggibile con più facilità. Se la casa editrice ha scopi più culturali, può esserci  un'armonizzazione e una valorizzazione del pezzo;  se è orientata esclusivamente all'incasso il testo viene "uniformato" ad altri, magari cambiato per rispondere alle aspettatitve del pubblico.  Se la casa editrice non è una casa editrice, il lavoro è del tutto assente, e la cosa sarà tragicamente chiara a partire dal grado zero del testo: i caratteri, gli spazi, la punteggiatura, l'impaginazione, la veste redazionale, insomma.

Dato che non mi piace generalizzare, non escludo mai il testo di un autore solo perché è stampato a pagamento, e non condanno in blocco le case editrici che chiedono un contributo:  ma ricordo agli autori che, se si affidano a chi è poco serio (o magari è un semplice tipografo), verranno colpevolizzati dal lettore, a causa della mancanza di un lavoro sul testo che, pur non spettando allo scrittore, lo coinvolge comunque.
 
Scrivere e pubblicare non sono sinonimi! E se l'autore ritiene di rendere pubblico il suo lavoro senza pretendere che l'editore (pagato o meno) faccia la sua, la responsabilità del risultato ricade su entrambi.

La sindrome di Reinegarth
posted by giuliaS83 @ 22:46 - giovedì, 22 novembre 2007
Simone Maria Navarra, La sindrome di Reinegarth, Lulu 1995-2007



Simone Navarra è un nome da tenere a mente: una penna giovane e fresca, un’immaginazione brillante e un’ottima capacità narrativa fanno di questo autore una promessa nel grande parco degli esordienti italiani e nel panorama della narrativa di genere.

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Colgo l'occasione  per introdurre l'argomento Lulu, su cui torneremo presto. In più occasioni (ad esempio al Litcamp di Torino) i responsabili della comunicazione di Lulu hanno specificato di non considerarsi una casa editrice, ma una piattaforma che offre dei servizi tecnici.

Ho una buona opinione di Lulu... personalmente tengo molto alle definizioni, ma comunque la vogliamo chiamare, Lulu è una realtà che si sta diffondendo. L'uso che se ne fa ne ridefinisce di volta in volta la funzione, nel senso che è diverso usare Lulu per stamparsi l'opuscolo dell'azienda, piuttosto che per la raccolta poetica che non ha avuto successo con nessun editore.
Il mezzo è il messaggio: in questo caso, possiamo aggiungere che i diversi contenuti contribuiscono a dare differenti fisionomie e status alla forma.

"Esordiamo!" : update
posted by Studio83 @ 22:18 - martedì, 13 novembre 2007
Da quando l'abbiamo inaugurata, qualche mese fa, la nostra iniziativa "Esordiamo!" ha riscosso un buon successo tra gli esordienti, che ci hanno contattate numerosi, come dimostrano le tante recensioni  pubblicate.  Da parte nostra, siamo davvero contente che "Esordiamo!" stia andando così bene!

Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare tutti gli scrittori che ci hanno contattate: per la fiducia che hanno riposto nel nostro giudizio, che spero sia stata ripagata con il nostro atteggiamento aperto, a volte un po' "rude",  ma sempre sincero e mosso dalle migliori intenzioni; non meno, per il riscontro che ci hanno dato in tanti, con email, PVT, telefonate e messaggi sul blog.

A fronte di una maggioranza di autori attenti e presenti, c'è stata una minoranza di scrittori "distratti": dopo averci contattate e aver ottenuto una recensione, non ci hanno fornito alcun riscontro, fosse anche l'avviso di aver letto ciò che riguardava loro, e spesso, nonostante le sollecitazioni, hanno preferito non commentare la recensione né linkarla o segnalarla in alcun modo.

Non nascondo di aver provato un po' di delusione. Il fatto che l'iniziativa sia gratuita non significa che non spendiamo tempo e impegno nelle recensioni, né che il nostro lavoro abbia meno dignità di una prestazione pagata.

Questi episodi, però, sono stati anche un'occasione di riflessione e un modo per cercare di migliorare il nostro servizio. Perciò, abbiamo stilato un breve regolamento, che ribadisce in modo più preciso i termini dell'iniziativa: in sostanza non c'è niente di nuovo, tranne una maggiore chiarezza che, spero, darà più certezza e serenità alle due parti e garantirà... amicizia lunghissima!

Ovviamente, il regolamento non è retroattivo: diventa valido per tutte le opere che da ora in avanti gli scrittori sceglieranno di inviarci.

Come leggerete, le condizioni dell'iniziativa privilegiano lo spazio del blog per i pareri e le opinioni degli scrittori. Voglio però ringraziare di nuovo tutti gli autori che ci hanno scritto email in forma privata, e ribadire che la nostra scelta di privilegiare dibattiti pubblici non toglie nulla, in alcun modo, alle loro manifestazioni di stima e ai saluti, che continuano a renderci supercontente!
 

La Spirale Discendente
posted by Studio83 @ 12:44 - domenica, 04 novembre 2007

Silvia Lugaresi, La Spirale Discendente, Libroitaliano World 2002

La poesia, come mezzo espressivo, non deve necessariamente rendere espliciti e immediati tutti i propri contenuti; allo stesso tempo, però, il canale di comunicazione con il destinatario dovrebbe sempre restare attivo, senza mai impedire al lettore di collaborare alla costruzione del senso.

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Al di là della neve
posted by Studio83 @ 19:06 - lunedì, 22 ottobre 2007

Rosario Esposito La Rossa, Al di là della neve - Storie di Scampia , Marotta e Caufiero editori, Napoli, 2007

I racconti di Esposito, più che parlare del quartiere, tentano di riprodurne sulla pagina vita e atmosfere, secondo un intento chiaramente mimetico. Con uno stile paratattico, espressioni dialettali e costrutti colloquiali, Esposito vuole dipingere, più che decifrare, ma riesce in un’impresa difficile: mantenere costante nella narrazione l’eleganza di fondo di uno stile coerente, che impedisce di confondere l'autore, cosciente dei propri strumenti espressivi, con un qualsiasi cronista dilettante.

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CONCEPTS. MODA
posted by Studio83 @ 10:14 - venerdì, 19 ottobre 2007

AAVV, Concepts. Moda, ARPANet, Milano, 2007

I pezzi (ci sono anche dei componimenti in versi) sono abbastanza omogenei, e dietro la scelta compiuta dalla casa editrice possiamo scorgere un discorso coerente sull’importanza dell’abito dal punto di vista esteriore, ma soprattutto interiore, e sul significato che attribuiamo al modo di vestire noi stessi, alla ricerca di un’identità sfuggente.

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Non farmi male
posted by Studio83 @ 14:22 - giovedì, 18 ottobre 2007

Matteo Grimaldi, Non farmi male, Kimerik 2006

I racconti  di "Non farmi male" sono tutti molto brevi : questa caratteristica permette una grande incisività, soprattutto a livello emotivo, e sembra adattarsi anche allo stile narrativo dell’autore, estremamente conciso nel narrare e – nel bene e nel male – piuttosto avido di dettagli. “Non farmi male” trova in questa grande brevità la cifra stilistica di Matteo Grimaldi ma, al contempo, un’arma a doppio taglio pericolosa in quanto difficile da padroneggiare.

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