Da qualche tempo mi capita di sentire parlare della casa editrice Gargoyle Books, che pubblica "romanzi horror di autori stranieri". Coincidenza ripetuta o buona strategia di marketing? Spero che si tratti della seconda, perché sono una grande sostenitrice dell'editoria di nicchia e adoro l'horror.
Mi sono imbattuta nel loro stand alla Fiera di Torino, dove hanno presento la nuova uscita "Sherlock Holmes contro Dracula" di Estleman, pubblicato per la prima volta nel 1978 e riproposto in una veste piuttosto intrigante. Pochi giorni dopo, ne leggo una sinossi tra le recensioni dell'Internazionale:
Forse non è un libro per tutti. Ma chi sa di avere uno spirito da nerd, magari anche solo latente, apprezzerà questo pastiche letterario e la sua buffa pignoleria. La parte divertente del libro, ovviamente, non è scoprire come andrà a finire, ma vedere come l'autore riesce a tenere insieme due personaggi così diversi in un intreccio "filologicamente" verosimile. E il risultato, nonostante qualche ingenuità, è a suo modo sorprendente. Anche solo per il fatto che la pedanteria del detective finisce per rendere insolitamente simpatico quel povero maligno senza pace del vampiro. Sherlock Holmes contro Dracula è stato scritto nel 1978 e da allora viene continuamente ristampato in una lingua o in un'altra. Un romanzo popolare in tutti i sensi.
Questo è un commento!

Ho ritrovato la Gargoyle Books sfogliando Dampyr, il fumetto della Bonelli di cui non perdo un numero. Nell'introduzione al volume di questo mese, tra la corrispondenza e le notizie che riguardano il mondo horror, spiccava la copertina di un'altra uscita Gargoyle Books: si tratta di "Lo zio Silas" di Sheridan Le Fanu, mostro sacro e famoso autore di "Carmilla". "Lo zio Silas" è un titolo meno conosciuto, ma senza alcun dubbio varrà la pena leggerlo. Intanto, linko la prefazione del prof. Melani, docente di Letteratura Inglese e Letterature Straniere Moderne dell'Università della Tuscia.
Sheridan Le Fanu
Mi sembra che la Gargoyle Books abbia intrapreso una strada interessante: merita un applauso per le buone idee e la scelta di pubblicazioni di qualità, titoli magari già pubblicati ma che possono essere riletti, valorizzati, riscoperti. Ho richiesto una copia del catalogo delle prossime uscite e tra le notizie vedo che hanno in cantiere un altro titolo bomba: "Dr.Jekyll contro Mr.Holmes": miiiooo...
Insomma, a fronte di tante lamentele sulla crisi di idee e di valori (anche monetari...) dell'editoria, ecco un bell'esempio di dinamismo e intelligenza.
La prima rivoluzione industriale avviene in Inghilterra all'inizio del '700 ed "esplode " dalla nascita delle enclosures, le recinzioni ai terreni demaniali che escludono piccoli contadini e pastori dall'uso della terra.

Si può dire che una cosa del genere avviene anche nel campo editoriale con la diffusione del diritto d'autore.
L'evoluzione del diritto d'autore va di pari passo con quella del mestiere dell'editore e del mercato librario, condizionato anche dall'alfabetizzazione e dall'industralizzazione. Il diritto d'autore è un'invenzione moderna e, giusta o meno che sia, è figlia della rivoluzione industriale che tanto ha cambiato la storia umana.
Il concetto è condivisibile - riconoscere lo status del creatore dell'opera d'ingegno - ma nella pratica il diritto d'autore è usato come una recinzione che esclude chiunque non cacci i soldi, e tanti: niente "visione in pubblico", niente fotocopie, nessuna possibilità di citazione, niente lucro, niente "profitto personale" (è il decreto Urbani: se scarichi qualcosa poi non te lo vai a comprare e quindi hai un profitto personale. E si parla di sanzioni PENALI.)

Ora però viviamo nel bel mezzo di un'altra rivoluzione: quella dell'informazione. La circolazione libera dei contenuti sta oltrepassando il loro mercato, la condivisione prende piede sulla proprietà privata, tanto cara alle rivoluzioni industriali.
Anche il diritto d'autore "un fiorino!" vive momenti difficili. Tutto iniziò con Napster: sembra un'eternità, ma non sono passati nemmeno dieci anni. I file musicali furono i primi a essere condivisi, seguiti dai video grazie alle connessioni a banda larga, e con l'avvento dei lettori ebook (in Italia ancora da venire, per la verità...) possiamo trovare sul P2P moltissimi titoli da scaricare gratuitamente e leggere o stamparci per conto nostro. (Segnalo un post interessantissimo di Gamberetta riguardante la distribuzione gratuita degli ebook e i vari formati in circolazione: è una miniera di informazioni!)
È ovvio che una cosa simile non piace a tutti. La "pirateria" dei contenuti è equiparata al furto, e (in certi bei cartelloni che si vedono in certi megacinema) al terrorismo, "paura... eh?"
Si invoca una regolamentazione di internet agitando lo spauracchio di pedofili, maniaci e (indovinate?) terrorismo, "paura... eh?"!
Più calano le vendite, più le voci si fanno grosse. L'anno scorso la Finanza ha arrestato per pirateria e violazione del copyright un gruppo pericolosissimo che usava un sistema di file sharing chiamato Cucciolandia... "PAURA eh?"

Ma le lobby sono lontane dalla vittoria: devono subire l'assalto di milioni di singoli utenti, che se ne sbattono del copyright e non giocano più secondo le regole arbitrarie imposte dall'alto. E funziona:
Chi ignora le regole della guerra, e fa la guerra, anzi in questo caso la guerriglia, fuor delle regole, contro le regole, anzi, del gioco, quasi sempre vince.
Non è un generale americano che parla di terrorismo, ma un brano sulle Cinque Giornate di Milano, da "Ai miei cari compagni" di Bianciardi. Ma è una regola sempre valida!
Più che remare contro una marea, quindi, molti si stanno rendendo conto che è il caso di cercare di ricavarci qualcosa in ogni caso: sulla rivista di Altroconsumo leggo:
Musica online, QTRAX: un primo passo
La notizia è di quelle che fanno di certo piacere a chi chiede a gran voce la possibilità di scaricare legalmente musica dalla rete senza dover pagare. Negli States (per ora solo lì) ha aperto i battenti Qtrax, un sito che, in accordo con le major discografiche, (che hanno però di recente smentito) permette la distribuzione di file musicali via P2P in maniera gratuita grazie ai proventi della pubblicità.
Premesso che, se per ascoltare una canzone o vedere un video devo sciropparmi la pubblicità, continuo a scaricarmelo via BitTorrent, segnali come questo ci dicono che qualcosa si sta muovendo in favore del popolo dello sharing.

Parliamo di libri: è di oggi la notizia che Paolo Coelho incoraggia lo sharing dei suoi lavori, e ne LINKA le fonti dal suo sito ufficiale! Secondo la sua esperienza, lo sharing non scoraggia le vendite, ma anzi è un ottimo mezzo di pubblicità gratuita. Questa è anche l'opinione di alcuni scrittori esordienti nostrani, come Giulio Della Rocca e Simone Maria Navarra, che basano l'autopromozione sullo sharing e la diffusione gratuita del loro Verbo. Inoltre, sempre più blogger e "creatori di contenuti" (comprese noi!) si affidano alla licenza Copyleft, che tra le tante opzioni può vietare l'uso dei contenuti a scopo commerciale mantenendone "aperto" l'uso, nella filosofia del P2P.
Come avvenuto per la musica e per i video, lo scambio libero di letteratura sta prendendo sempre più piede. E all'estero comincia a diffondersi la pratica di far girare gratis i libri, per poi far pagare ai lettori le presentazioni in libreria e gli eventi legati al romanzo, equivalenti letterari del "concerto". Ovvio che le inziative contrarie sono molte e anche pesanti (l'UE rischia di alzare NOVANTACINQUE ANNI la durata dei diritti d'autore, come in USA) ma i modi per contrastare i grandi interessi ci sono.
Supportare la piccola editoria? No: supportare le BIBLIOTECHE.
Le biblioteche, che sono le progenitrici del P2P, che sono troppo poche, e costrette a pagare una tassa sul prestito in favore indovinate di chi? Degli EDITORI.

Il denaro è l'anima del commercio e oggi "la politica si fa col carrello". Per cui BASTA COMPRARE. Punto. In Italia ci sono più di 8000 comuni, se ci fosse almeno una biblioteca per comune che acquistasse due o tre copie a titolo, molti editori vedrebbero triplicare i fatturati. E non mi si tirassero fuori discorsi del tipo: ma io il libro lo rileggo, il tocco della carta sotto le mani, la mia mega libreria... perché in tal caso vi meritate di essere salassati.
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"Ingannevole è il cuore più di ogni cosa" di J.T. Leroy è un romanzo che ha fatto impazzire i lettori più disparati: la storia autobiografica di un ragazzo appena ventenne, cresciuto da una madre prostituta e tossicomane fra abusi sessuali e violenze di ogni tipo. Si parlava di una grandissima promessa della letteratura, un giovane in grado di fare della narrativa una catarsi e al contempo uno strumento artistico di profondo valore.
Leroy ha una storia di vita che sembra già di per sé un romanzo, una disastrata fiction partorita dalla mente del Palahniuk di turno. Il 22 giugno scorso è venuto fuori che le cose stavano esattamente così: J.T. Leroy non è mai esistito; i suoi romanzi (il primo, "Sarah", è del 1999) sono stati scritti da una donna, Laura Albert, la quale si è inventata tutto: la biografia di Leroy, le sue vicissitudini, fino al suo personaggio reale - nelle apparizioni pubbliche, Leroy era infatti "interpretato" da una ragazza. Una messinscena editoriale coi fiocchi, se consideriamo che decine di celebrità hanno osannato il fantomatico scrittore e che dal suo libro è stato tratto un film (ne era in arrivo un secondo da "Sarah", poi annullato).
Premesso che alla Albert le cose non sono più andate tanto bene da quando è stata scoperta, è interessante notare come questo caso possa essere letto in chiave di fiction nella fiction, o meglio, fiction che sconfina nella realtà: il libro in sé è solo un accessorio per la vera finzione, per il vero racconto, che è quello portato avanti nel mondo reale. Paradosso artistico?
Dal sito di Fazi (che l'ha pubblicato in Italia):
«Ingannevole è il cuore più di ogni cosa è un libro affascinante, che rimescola istantaneamente le emozioni e coinvolge i lettori nella vita dei personaggi. L’aspetto più straordinario del libro è che si viene catturati dalle circostanze e dalle vite dei personaggi e si rischia di lasciarsi sfuggire la qualità della scrittura, che è eccezionale. Uno dei motivi per cui il libro è così potente ed efficace è il modo bellissimo in cui è strutturato e scritto».
Hubert Selby, Jr.
«Potente. LeRoy riesce a trattare in modo semplice le emozioni più complesse e a descrivere, senza traccia di odio o autocommiserazione, le gesta più efferate».
«Newsweek»
«Il linguaggio di JT Le Roy è lirico e vivido come un fiammifero acceso davanti al viso».
«New York Times»

...accidenti, non si notava affatto che non fosse un uomo!
[Elena]
Accanto alle lamentele, un diffuso, nostalgico adagio: ah, se fosse tutto come un tempo! Tanti anni fa le cose non andavano così!
Ecco, oggi sono qui a confutare questa tesi dimostrando, tra il serio e il faceto, che a quei tempi c'era chi se la passava molto peggio: Emilio Salgari, star della letteratura di intrattenimento italica, autore di cicli e saghe di culto come quella dei Pirati di Mompracem e del Corsaro Nero. Salgari fa parte di un universo editoriale antico, quel mondo cui molti, oggi, aspirano a tornare.
Facendo un giro su Wikipedia, troviamo però questo:
"Era un forzato del lavoro. I contratti l'obbligavano a scrivere tre libri l'anno: ogni libro, un migliaio di pagine in bella copia: tre pagine in bella copia ogni giorno: e se una domenica voleva riposare, o se un giorno era preso dalla febbre, all'indomani le pagine da scrivere erano sei. Più il lavoro di direzione di un periodico di viaggi, più le novelle. Per aiutarsi, cento sigarette al giorno. Più una bottiglia di marsala, che beveva da mattina a sera. All'amico pittore Gamba aveva scritto nel 1909: La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere."
(fonte completa)
Insomma, se Salgari è leggenda, possiamo anche dire che la sua fama ha avuto un prezzo; senza più un soldo, morto suicida per l'eccessivo stress (aggravato anche da numerosi drammi familiari), la "Tigre della Magnesia", come lo chiamavano affettuosamente gli amici, ci ha però lasciato un campionario di romanzi d'avventura intramontabili, ancora capaci, a distanza di cento anni, di stuzzicare il fascino per l'esotico del lettore europeo e incollare alle pagine come pochi sanno fare.
Per più accurate informazioni biografiche e bibliografiche vi rimando qui; io mi limiterò a concludere così:
"La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem, isola selvaggia, di fama sinistra, covo di formidabili pirati, situata nel mare della Malesia, a poche centinaia di miglia dalle coste occidentali del Borneo..."
("Le tigri di Mompracem", Einaudi, Torino 2003)

