Oggi volevo pubblicare il terzo Punto Interrogativo, ma è sopraggiunta una questione più urgente, che mi preme dirimere prima di continuare con il nostro lavoro.
Partiamo dall'inizio: in un post di Riaprireilfuoco, il blog di Ettore Bianciardi e Marcello Baraghini, si parlava della casa editrice Kimerik. Sanny affermava di aver ricevuto una proposta di pubblicazione e chiedeva notizie sulla casa editrice.
Il mio contributo fu questo:
Tempo fa, ho avuto a che fare con uno scrittore che ha pubblicato con Kimerik e che, all'osservazione di un blogger, ha risposto di non aver pagato, a differenza di altri, perché la politica di Kimerik è chiedere i soldi alla maggioranza per investire su alcuni autori considerati più in gamba. Mi è sembrato un discorso piuttosto delirante, e i dubbi mi sono rimasti, in ogni caso lo riferisco per amore di cronaca.
Questo commento è rimasto lì per alcuni mesi, finché non è capitato sotto gli occhi della Kimerik. Il suo direttore editoriale, il dott. Natale, ha cercato di contattarci e mi ha scritto che pensava di querelarmi per diffamazione perché, cito dalla sua mail: "considerato che anche voi vi occupate di editoria pensiamo sia concorrenza sleale". Ho letto la mail stamattina, dopo qualche minuto sono stata contattata per telefono, e abbiamo avuto modo di parlare con più calma.
Secondo Natale, le informazioni da me riportate non corrispondono alla realtà, anzi, danneggiano l’immagine della casa editrice e hanno gli estremi per una querela, perché calunniose.
Io però ricordavo perfettamente di non aver fatto un’affermazione, ma di aver riferito parole di cui dubitavo persino, l'ho anche detto. Quindi sono andata a ritrovare, insieme al mio interlocutore, le parole “incriminate” dell’autore in questione: Matteo Grimaldi. Si rivolge a una blogger con cui era in polemica (il grassetto è mio):
Daisy, ti chiedo, hai letto il mio contratto editoriale? Evidentemente NO.
E allora dovresti sapere, ma se non lo sai te lo dico io, che la formula che una casa editrice adotta è diversa per ogni autore che decide di pubblicare. Dovresti sapere, ma se non lo sai te lo dico io, che se una casa editrice chiede soldi al novanta per cento dei suoi autori non è detto che li chieda a tutti. Dovresti sapere, ma se non lo sai te lo dico io, che quei soldi, oltre a garantire da eventuali flop, spesso una casa editrice decide di investirli su pochi altri autori scelti per svariati motivi: perché gli sono simpatici, perché scrivono bene, perché sono carini e sorridenti, perché ritiene che quel libro più di altri abbia insite ottime potenzialità commerciali, quello che ti pare, ma questi tipi qua non pagano. Questo per dire che una casa editrice andrebbe giudicata non tanto per la sua politica generale, quanto per la proposta che fa al singolo autore. È lui che deve decidere, ed è ingiusto accostare la proposta che è stata fatta a me a quella toccata alle vagonate di disperati che hai letto tu. E allora, come dice una nota canzone, “Pensa, prima di sparare pensa. Prima di dire, di giudicare, prova a pensare…” .
Queste sono le parole che mi hanno portata a scrivere cose che il direttore editoriale di Kimerik afferma essere categoricamente false. Può essere che lo siano, ma l’averle considerate attendibili mi sembra umano, poichè riportate da Grimaldi che, lui sì, il contratto di edizione lo ha letto.
Se però cliccate sul suo blog per leggere tutto direttamente lì, troverete il post opportunamente corretto, “ripulito” dal paragrafo che ho citato. Provate. La spiegazione può essere semplice: le mie parole erano imprecise, lo erano anche quelle di Grimaldi, e la Kimerik si è adoperata per eliminare affermazioni che ritiene non vere e foriere di danni.
In questo modo, però, mi si toglie la possibilità di rettifica: si elimina anche la ragione delle MIE affermazioni, magari basate su fonti non esatte, ma non calunniose, e con un perché. Per dimostrarlo, ringrazio la superesperta di google Elena e mi affido alla copia cache della pagina che riporta la versione integrale del post, quella che ho letto anche stamattina insieme al dott. Natale, per motivargli il mio presunto abbaglio.
Scrivo questo post, dunque, per due motivi: per prima cosa, vado incontro alla richiesta di rettifica di Kimerik. C'era un motivo se ho scritto quel commento (nonostante l’intoppo della "cancellatura", l’ho dimostrato in tutta tranquillità) e non era un motivo tendenzioso o diffamatorio, dato che non ho interesse a danneggiare una casa editrice che non conosco. Mi sembra che alla luce dei fatti la cosa sia chiara e ampiamente dimostrabile. Il dott. Natale mi ha poi spiegato il modo di lavorare della Kimerik: è diverso da quello descritto da Grimaldi, e quindi da me, ma non sta a me riportarlo, dato che potrei commettere altre imprecisioni. Se ci terrà, Natale potrà spiegarlo in prima persona, senza rischio di altri travisamenti, nei nostri commenti o in quelli del post di Riaprireilfuoco o dove riterrà opportuno.
Ripeto anche quello che ho detto al telefono al dott. Natale: Studio83 non fa le crociate contro le case editrici a pagamento. Piuttosto, critichiamo chi stampa letteratura di bassa qualità, sia essa una casa editrice-capestro o una distribuita e recensita sui quotidiani nazionali. Critichiamo anche chi approfitta della buona fede o della vanità degli scrittori in erba (che Grimaldi ha definito carinamente "vagonate di disperati", forse considerando il successo e il tipo di contratto l'unica variabile della qualità) ma non siamo in nessun modo in concorrenza, leale o no, o in conflitto di interessi con nessuno.
Se leggo un buon lavoro, lo dico, il resto passa in secondo piano (a meno che il pagamento sia l’unico motivo che porta l’autore alla pubblicazione, in tal caso ci sentiamo in dovere di segnalarlo).
Questo l’abbiamo dimostrato nella stessa recensione del romanzo di Grimaldi edito dalla Kimerik, QUI (è la recensione originale pubblicata mesi fa, non l'abbiamo ripulita da nulla, noi, e l'abbiamo scritta nell'ambito "Esordiamo!", un'iniziativa a partecipazione libera,volontaria e totalmente gratuita). La nostra prima preoccupazione, l'impegno che ci siamo presi, è esprimere pareri letterari liberi e quanto più imparziali possibili. Se provochiamo un danno a qualcuno, scrivendo che un libro non è all'altezza di essere pubblicato, il problema è di chi lo ha pubblicato; se invece danneggiamo qualcuno con affermazioni che si rivelano sbagliate, siamo i primi interessati a riparare, e a rettificare quanto detto, in nome della chiarezza alla quale mi appello anche adesso.
Concludendo, spero di aver risolto la questione e che i diretti interessati, ovvero i "kimerikiani", siano più tranquilli: rettifico ciò che ho scritto nel commento al blog Riaprire il fuoco, perché basato su informazioni errate. Per quanto riguarda Grimaldi, sbagliare è umano e capita a tutti noi: però, ho da ridire sul fatto che abbia cancellato la parte "incriminata" del post, piuttosto che pubblicare una rettifica successiva, ci avremmo guadagnato tutti in chiarezza e serenità. Ma più che di regole, qui si parla di stile, che non si impone né si insegna.
Da qualche tempo mi capita di sentire parlare della casa editrice Gargoyle Books, che pubblica "romanzi horror di autori stranieri". Coincidenza ripetuta o buona strategia di marketing? Spero che si tratti della seconda, perché sono una grande sostenitrice dell'editoria di nicchia e adoro l'horror.
Mi sono imbattuta nel loro stand alla Fiera di Torino, dove hanno presento la nuova uscita "Sherlock Holmes contro Dracula" di Estleman, pubblicato per la prima volta nel 1978 e riproposto in una veste piuttosto intrigante. Pochi giorni dopo, ne leggo una sinossi tra le recensioni dell'Internazionale:
Forse non è un libro per tutti. Ma chi sa di avere uno spirito da nerd, magari anche solo latente, apprezzerà questo pastiche letterario e la sua buffa pignoleria. La parte divertente del libro, ovviamente, non è scoprire come andrà a finire, ma vedere come l'autore riesce a tenere insieme due personaggi così diversi in un intreccio "filologicamente" verosimile. E il risultato, nonostante qualche ingenuità, è a suo modo sorprendente. Anche solo per il fatto che la pedanteria del detective finisce per rendere insolitamente simpatico quel povero maligno senza pace del vampiro. Sherlock Holmes contro Dracula è stato scritto nel 1978 e da allora viene continuamente ristampato in una lingua o in un'altra. Un romanzo popolare in tutti i sensi.
Questo è un commento!

Ho ritrovato la Gargoyle Books sfogliando Dampyr, il fumetto della Bonelli di cui non perdo un numero. Nell'introduzione al volume di questo mese, tra la corrispondenza e le notizie che riguardano il mondo horror, spiccava la copertina di un'altra uscita Gargoyle Books: si tratta di "Lo zio Silas" di Sheridan Le Fanu, mostro sacro e famoso autore di "Carmilla". "Lo zio Silas" è un titolo meno conosciuto, ma senza alcun dubbio varrà la pena leggerlo. Intanto, linko la prefazione del prof. Melani, docente di Letteratura Inglese e Letterature Straniere Moderne dell'Università della Tuscia.
Sheridan Le Fanu
Mi sembra che la Gargoyle Books abbia intrapreso una strada interessante: merita un applauso per le buone idee e la scelta di pubblicazioni di qualità, titoli magari già pubblicati ma che possono essere riletti, valorizzati, riscoperti. Ho richiesto una copia del catalogo delle prossime uscite e tra le notizie vedo che hanno in cantiere un altro titolo bomba: "Dr.Jekyll contro Mr.Holmes": miiiooo...
Insomma, a fronte di tante lamentele sulla crisi di idee e di valori (anche monetari...) dell'editoria, ecco un bell'esempio di dinamismo e intelligenza.
Da un po' infuriano le polemiche sulla decisione di dedicare l'edizione 2008 della Fiera del LIbro di Torino a Israele.
Molte persone ignorano, o vogliono ignorare, la condotta discutibile di uno stato che non ha mai esitato a commettere crimini contro l'umanità e la democrazia che afferma di difendere. Vero anche, però, che a Torino sono stati invitati intellettuali che hanno sempre criticato la politica di Israele, e chiudersi nei confronti di un parere basandosi solo sulla nazionalità di chi lo esprime è una forma di razzismo anche quella.
Parallelamente alla fiera, ci saranno eventi e tavole rotonde sul problema palestinese promosse dal Forum per la Palestina e da movimenti che intendono contrapporre visioni differenti da quella dominante. Probabilmente ci saranno manifestazioni di protesta, contestazioni e boicottaggi... e BEN VENGANO! Sono ancora convinta di vivere in una nazione democratica dove la protesta è un'espressione di libertà, non di oscurantismo né di tirannia, come vorrebbero farci credere i soliti noti, più tiranni di tutti gli altri messi insieme.
Noi saremo in fiera, ma non ce la prenderemo certo con chi esprimerà il proprio parere (a meno che qualcuno voglia impedirci di entrare, nel qual caso gli passo sopra :-P), di qualunque schieramento sia. L'invito a Israele può essere un'occasione per riaprire la questione dell'occupazione e riparlarne seriamente , un po' come sta accadendo per il Tibet nelle olimpiadi di Pechino.
Voi che ne pensate?
UPDATE: linko alcuni pareri interessanti:
da Agenziaradicale.com. Lettera aperta dell'Associazione "Arabi Democratici Liberali" : alcuni intellettuali arabi criticano il boicottaggio alla Fiera
da NazioneIndiana.com : Intervista a Benny Ziffer, caporeddattore del supplemento letterario del quotidiano israeliano Haaretz (dove scrive anche Amira Hass). Ziffer ha promosso il boicottaggio degli scrittori israeliani al Salon du livre di Parigi e in questa intervista parla anche di letteratura.
Anche questo parere da lOccidentale.it mi sembra interessante, non lo condivido al cento per cento ma l'ho trovato fonte di riflessione anche riguardo l'atteggiamento italiano verso certe questioni.
In Blogosfere-cultura un assaggio del dibattito tra scrittori nostrani.
Una mappa sociologica del crimine con libri sui grandi casi regione per regione. E' il contenuto di una nuova collana della Mursia. 'Gialli italiani irrisolti', diretta da Gabriele Moroni, comincera' con i delitti lombardi e toscani. Secondo Moroni, 'il movente economico, la contesa per la 'roba', e' una costante di molti gialli lombardi, mentre passione e mistero prevalgono nei delitti toscani, che nascondono spesso torbidi retroscena'.

Notizia interessante... la Mursia ha già in catalogo romanzi gialli e noir (ne abbiamo recensito uno anche noi). A un'occhiata sul sito, i romanzi di genere sono però inseriti in collane più generali, come quella dei "Romanzi Mursia".
Una collana dedicata conferma il successo del giallo-noir nelle letture degli italiani e la vitalità del genere, alimentata purtroppo dalla cronaca che ci fornisce sempre nuovi spunti. La ripartizione regionale mi sembra molto interessante: spero che Moroni darà davvero spazio, oltre che alla qualità della scrittura, anche al fattore sociologico, e poco o pochissimo al morboso che, anche se può essere una componente importante del genere noir, applicata a casi di cronaca può sfociare nel cattivo gusto e nell'insensibilità.
Per finire un PS: capisco che chi scrive i comunicati stampa non debba per forza essere un luminare, ma ci vuole tanto a mettere gli accenti giusti al posto degli apostrofi? E' al posto di È (ricorre anche in minuscolo, e' ) purtroppo è un errore comune, ma comincera' è francamente orribile. No, così, lo so che sono una tigna, ma i tasti ci sono, perché non usarli?
Sinceramente, le due cose non vanno PROPRIO di pari passo. La mia opinione riguardo il diritto d'autore dovrebbe essere nota, non è un concetto sbagliato in sé, ma l'uso/abuso che se ne fa è scandaloso e il mio invito è sempre quello: smettere di comprare libri.
Nel comunicato dell'iniziativa si parla anche di natura, ma in modo abbastanza vago, come è anche normale che sia data la vastità dell'iniziativa. Non sarebbe stato male, però, un accenno agli ebook e soprattutto all'apertura e alla condivisione delle conoscenze, un elemento che forse va contro il diritto d'autore, ma a tutto vantaggio della cultura.
Di giornate, anni, mesi e ricorrenze dedicate a scopi benefici ce ne sono a palate, ma senza il coraggio di scendere nel concreto e di promuovere un dibattito queste iniziative rischiano di svuotarsi.
La rivista "Internazionale", edita da Fusi Orari, è una delle migliori rassegne di stampa estera che conosco (con "Stampa e Regime" di Radio Radicale per i giornali italiani), e contiene "il meglio dei giornali di tutto il mondo": inchieste, reportage, articoli di scienze, cronaca, costume, pubblicati dalle migliori testate mondiali, nessuna delle quali italiana - sarà un caso? Internazionale ha intrapreso una bella iniziativa: una serie di incontri dedicati al giornalismo, che si terranno fino a giugno all'auditorium di Roma. Ecco la presentazione:
Un ciclo di appuntamenti con i grandi nomi del giornalismo internazionale per conoscere il mestiere dell'inviato, il metodo dell'inchiesta, le tecniche di scrittura, il mondo delle redazioni, direttamente dai protagonisti delle maggiori testate mondiali.
La cosa davvero bella è che potete trovare i podcast delle migliori lezioni QUI, scaricarli e ascoltarveli. Io ho iniziato ad ascoltare l'intervento di Amira Hass, giornalista israeliana che dà voce ai palestinesi e alle contraddizioni dei territori occupati, e mi sembra interessantissimo. Presto potrete ascoltare la voce di Marjane Satrapi, di Robert Fisk e di altri giornalisti degni di questo nome.
E sul sito della rivista c'è la possibilità di acquistare la rivista in PDF, di accedere ai blog della redazione e di leggere alcuni articoli già pubblicati. Uno di essi è "Imparare a leggere" di Nick Hornby, di cui l'Internazionale pubblica la rubrica settimanale di consigli "libreschi". Questo articolo conferma la mia teoria (non solo mia, a dire il vero, ma di una solida parte della comunicatà scientifica) che sarebbe meglio evitare i vaccini e far passare i nostri figli per morbillo, orecchioni e quant'altro. Ne guadagneranno in salute... e non solo!
Sta per essere approvato un nuovo decreto legge per una riforma totale dell'editoria. L'aspetto che mi lascia più perplessa riguarda la posizione degli scrittori in questa nuova organizzazione: se il decreto passa, infatti, per poter pubblicare bisognerà essere regolarmente iscritti all'Ordine degli Scrittori, al quale si potrà accedere solo dopo un Esame di Stato.
Non ho parole per commentare questa scelta e spero vivamente che la cosa non vada in porto. Per chi volesse saperne di più ed esprimere un'opinione, qui trovate la notizia per intero.
Una segnalazione al volo: giovedì 27 marzo andare al cinema costerà solo un euro.
L'iniziativa è partita in occasione della settimana della cultura. Io lo ignoravo beatamente, finché non ho fatto un giro sul sito dell'ANSA. Ho anche il sospetto che la cosa non sia stata molto pubblicizzata, ma dato che non guardo molto i TG e non leggo molto i giornali (sia santificato il web) magari sbaglio: sarò ben lieta di ricevere smentite!

Non tutti i cinema aderiscono, però: QUI trovate la lista delle sale che domani faranno pagare il biglietto soltanto un euro. Io ho qualche film da vedere in agenda, se tutto va bene mi farò una chiusa mostruosa. A venerdì!!!!
A Modena si svolgerà il festival Book (o Buk?) 2008, nella splendida cornice del Foro Boario, sabato 29 e domenica 30 marzo, ed è a ingresso libero. Il programma degli incontri consiste più che altro di presentazioni letterarie e gli espositori sono una cinquantina, tutti rappresentanti di case editrici piccole o medie.
Può essere un'occasione per una passeggiata nella bellissima Modena e un aperitivo librofilo.

Alla Stazione Marittima di Napoli, invece, dal 28 al 31 marzo si terrà Galassia Gutenberg, un appuntamento imperdibile per chi si trovasse nei dintorni. Il tema principale di questa edizione è "Cultura e Natura", ma ci sarà spazio anche per la letteratura per ragazzi e per le penne e i linguaggi "femminili" (per noi diversamente scrittori, insomma... uff).
Il programma è splendido, sono previste tavole rotonde sui temi più disparati, letterari, sociali, artistici, e sono sicura che chiunque troverebbe qualcosa di suo interesse.
Ci sarà anche la possibilità di bookcrossing, ovvero di scambiarsi liberamente i libri, quindi che aspettate? Mollate la presa sulle cose terrene e apritevi alla condivisione, vi assicuro che ne vale la pena.

...che vi dicevo?
Insomma, con la primavera è bello uscire di casa e coltivare piaceri e interessi all'aria aperta, in luoghi suggestivi e affollati di persone che hanno le nostre stesse passioni.
Questo tipo di fiere (mi riferisco più a quella di Modena, dato che l'appuntamento napoletano è ormai storico e comunque molto articolato) possono essere molto utili anche agli scrittori, perchè sono più rilassate e piacevoli dei grandi appuntamenti di Torino e di Roma, dove gli editori devono farsi strada tra le offerte di manoscritti a colpi di bazooka.
In eventi più piccoli e legati alle realtà locali, invece, gli scrittori hanno modo di avvicinarsi, di chiacchierare e farsi conoscere personalmente, in una cornice più piacevole, e gli editori meno assediati ringraziano.
Un consiglio? Lasciate a casa i mattoni rilegati e i faldoni di fogli, e portate con voi macchina fotografica, biglietto da visita e un bel sorriso rilassato.
[UPDATE] Dimenticavo! Anche Bologna ospiterà, come ogni anno, la Fiera del Libro per Ragazzi, dal 31 marzo al 3 aprile.
Io ci manderei volentieri Andrea Salvatici, del blog del Corriere, che con l'ingenuità di una Vispa Teresa parla di FIABE e FAVOLE come se fossero sinonimi. E la Merini nell'intervista sottostante va per la stessa strada, e tira dentro anche Cristo e Salgari, tanto per non restare a corto di argomenti.
Secondo me questo non è fare cultura, semmai è fare confusione, ma contenti loro...

Sinceramente non so se se la cosa sia vera, se esista davvero il genio che ci getta in pasto i propri pupilli, facendo loro credere di trovare in noi critici compiacenti... magari mettendo sul contratto di edizione "promozione gratuita e critica letteraria del titolo in associazioni culturali e agorà online" o vaccate del genere. Mi auguro di no!
In ogni caso, voglio ribadire le nostre linee guida a utilità di tutti, scrittori, editori, lettori di recensioni. Non abbiamo interesse ad accanirci contro nessuno, ma ci facciamo un vanto della nostra sincerità, del nostro rigore e dell'indipendenza dei nostri pareri. Non facciamo promozione. E se qualcuno pubblica a vanvera, a pagamento o meno, è la prima cosa che facciamo notare nell'eventuale recensione, gratuita o retribuita.
Detto questo, se qualche editore vuole fare cosa gradita ai propri scrittori e alla propria azienda, ci assuma come editor, e lo copriremo d'oro. ^@^


