Parte a Roma la settimana del libro al Tempio di Adriano. Roma si conferma capitale anche dell'editoria, con un panorama di piccole case editrici giovani, dinamiche, indipendenti, che la portano al terzo posto in Italia per numero di titoli pubblicati. Chi può, non perda questa manifestazione, il programma è QUI.

A Milano, invece, il 27 giugno si terrà Editech 2008, una giornata sul tema dell'innovazione tecnologica nel campo editoriale che si annuncia interessante, magari ci andrò anch'io.

Roma, Milano, a volte Torino o Bologna: gli eventi che segnalo si svolgono principalmente in queste grandi città, più che altro perché sono quelli di cui si riesce a reperire meglio informazioni. Ma l'estate porta con sé incontri e festival un po' ovunque, e se qualcuno avesse notizia di fiere o incontri nella sua città, non esiti a segnalarcelo, e riferiremo prontamente.
Buona settimana e "Addio, triste lunedì"...
Da qualche tempo mi capita di sentire parlare della casa editrice Gargoyle Books, che pubblica "romanzi horror di autori stranieri". Coincidenza ripetuta o buona strategia di marketing? Spero che si tratti della seconda, perché sono una grande sostenitrice dell'editoria di nicchia e adoro l'horror.
Mi sono imbattuta nel loro stand alla Fiera di Torino, dove hanno presento la nuova uscita "Sherlock Holmes contro Dracula" di Estleman, pubblicato per la prima volta nel 1978 e riproposto in una veste piuttosto intrigante. Pochi giorni dopo, ne leggo una sinossi tra le recensioni dell'Internazionale:
Forse non è un libro per tutti. Ma chi sa di avere uno spirito da nerd, magari anche solo latente, apprezzerà questo pastiche letterario e la sua buffa pignoleria. La parte divertente del libro, ovviamente, non è scoprire come andrà a finire, ma vedere come l'autore riesce a tenere insieme due personaggi così diversi in un intreccio "filologicamente" verosimile. E il risultato, nonostante qualche ingenuità, è a suo modo sorprendente. Anche solo per il fatto che la pedanteria del detective finisce per rendere insolitamente simpatico quel povero maligno senza pace del vampiro. Sherlock Holmes contro Dracula è stato scritto nel 1978 e da allora viene continuamente ristampato in una lingua o in un'altra. Un romanzo popolare in tutti i sensi.
Questo è un commento!

Ho ritrovato la Gargoyle Books sfogliando Dampyr, il fumetto della Bonelli di cui non perdo un numero. Nell'introduzione al volume di questo mese, tra la corrispondenza e le notizie che riguardano il mondo horror, spiccava la copertina di un'altra uscita Gargoyle Books: si tratta di "Lo zio Silas" di Sheridan Le Fanu, mostro sacro e famoso autore di "Carmilla". "Lo zio Silas" è un titolo meno conosciuto, ma senza alcun dubbio varrà la pena leggerlo. Intanto, linko la prefazione del prof. Melani, docente di Letteratura Inglese e Letterature Straniere Moderne dell'Università della Tuscia.
Sheridan Le Fanu
Mi sembra che la Gargoyle Books abbia intrapreso una strada interessante: merita un applauso per le buone idee e la scelta di pubblicazioni di qualità, titoli magari già pubblicati ma che possono essere riletti, valorizzati, riscoperti. Ho richiesto una copia del catalogo delle prossime uscite e tra le notizie vedo che hanno in cantiere un altro titolo bomba: "Dr.Jekyll contro Mr.Holmes": miiiooo...
Insomma, a fronte di tante lamentele sulla crisi di idee e di valori (anche monetari...) dell'editoria, ecco un bell'esempio di dinamismo e intelligenza.
La maggior parte dei lettori "forti" è molto legata ai propri libri, anche materialmente, ed è giusto che sia così. Il libro è anche un oggetto, una "cosa", è bello sfogliare un'opera ogni volta che si vuole, vederla vegliare su di noi da uno scaffale; e vogliamo parlare della soddisfazione di una bella libreria carica e fornita?

i libri fanno sembrare più intelligenti...
Ma c'è anche qualche lato negativo. Primo tra tutti: i libri costano. E ormai qualsiasi consumatore, anche quello culturale, sa che dare i propri soldi a un produttore (uno di loro è qui sopra...) piuttosto che a un altro può essere anche una scelta politica. Inoltre, i libri occupano spazio! E, anche se si spera di no, alle volte i libri invecchiano, "passano", diventano inattuali o semplicemente ci stufano, non ci dicono più niente.
A tutto questo può esserci più di una soluzione. Quella che preferisco è legata allo scambio libero. Da molto tempo ho smesso di comprare libri per rivolgermi esclusivamente alle biblioteche pubbliche e ci ho guadagnato in cultura, in portafoglio, in spazio e in apertura mentale, perchè mi sono liberata dalla "schiavitù" del libro-oggetto, della smania di possesso di pagine che invece è bello far circolare, far leggere il più possibile.
Molti titoli della mia libreria saranno lì intoccati da anni, ma un libro per vivere deve essere letto! Ho cominciato anche a donare libri alle biblioteche, a scambiarli e a praticare un po' di bookcrossing.

...ma non sempre fanno miracoli.
Qualche tempo fa ho aperto una discussione nel forum di Biblogs, in cui proponevo uno scambio di libri entre nous. Sono stata un po' delusa, anche se ne capisco le ragioni, dell'insuccesso della mia proposta. La maggior parte dei lettori ha preferito non rispondere, come si fa forse quando si "disapprova", e l'unica che è intervenuta (grazie!), la scrittrice blogofila Kinsy, si è detta un po' indecisa, perché gelosa dei propri volumi.
Ma io rilancio e propongo a tutti alcuni link per ricominciare a parlarne! Il primo è il portale di BookMoch, il portale per lo scambio di libri usati con il claim: "nuova vita ai vecchi libri". Interessante!
Il sito Librinprestito, di cui hanno parlato alcuni giornali, è il sito di una lettrice che propone di inviare i propri libri a chi ne faccia richiesta, a due condizioni: che le venga rispedito entro un mese e mezzo e che contenga una traccia, un segnalibro, una dedica e così via, di chi lo ha avuto tra le mani. L'ho trovata una cosa bellissima.
L'ultima segnalazione riguarda la "fiera" dei bookcrosser italiani: si terrà a Genova dai 31 maggio al 2 giugno ed è aperta a chiunque sia curioso del fenomeno. Tutte le infornazioni sono QUI, invece "lì" trovate il bando del concorso letterario Bookcorsaro, che scade il 12 maggio e che prevede come premio... libri, che altro?, donati dai bookcrosser.
Insomma, al di là del prestigio della libreria in bella mostra e dell'affetto un po' maniacale verso un supporto culturale (lo stesso che porta i lettori a disprezzare gli ebook perché "la carta, il tocco, lo sfogliare..." per favore!) c'è un modo di vedere le cose diverso, di certo meno facile, ma che porta a una maggiore libertà dalle "cose" e a tante soddisfazioni legate allo scambio e al contatto umano. La cultura è anche questo!

Sinceramente non so se se la cosa sia vera, se esista davvero il genio che ci getta in pasto i propri pupilli, facendo loro credere di trovare in noi critici compiacenti... magari mettendo sul contratto di edizione "promozione gratuita e critica letteraria del titolo in associazioni culturali e agorà online" o vaccate del genere. Mi auguro di no!
In ogni caso, voglio ribadire le nostre linee guida a utilità di tutti, scrittori, editori, lettori di recensioni. Non abbiamo interesse ad accanirci contro nessuno, ma ci facciamo un vanto della nostra sincerità, del nostro rigore e dell'indipendenza dei nostri pareri. Non facciamo promozione. E se qualcuno pubblica a vanvera, a pagamento o meno, è la prima cosa che facciamo notare nell'eventuale recensione, gratuita o retribuita.
Detto questo, se qualche editore vuole fare cosa gradita ai propri scrittori e alla propria azienda, ci assuma come editor, e lo copriremo d'oro. ^@^
L'autore della raccolta di poesie in questione, il giovanissimo Marco Di Cesidio, era presente insieme all'editore (casa editrice Arduino Sacco) e all'autrice della prefazione, Deborah D'Agostino; tutti e tre hanno parlato dell'opera e ne hanno letto alcuni brani. L'autore, incalzato dall'editore, ha raccontato ciò che lo ha spinto a scrivere le poesie della raccolta e ha spiegato di non sentirsi un poeta, ma di aver solo esternato il suo pensiero in versi.
Dopo la presentazione del libro, l'autore ha avuto la simpatica idea di improvvisare un piccolo concerto con alcuni amici musicisti e l'atmosfera generale si è fatta decisamente più goliardica.
Concludo riportando una nota stampata sulla quarta di copertina di "Ognuno è il dio di se stesso": "Ci teniamo a informare i lettori che la Arduino Sacco Editore non usufruisce né di finanziamenti pubblici né di finanziamenti da parte degli autori. Si autofinanzia con la vendita dei libri e con la propria capacità di stare sul mercato".
In bocca al lupo alla casa editrice e all'autore!
La prima rivoluzione industriale avviene in Inghilterra all'inizio del '700 ed "esplode " dalla nascita delle enclosures, le recinzioni ai terreni demaniali che escludono piccoli contadini e pastori dall'uso della terra.

Si può dire che una cosa del genere avviene anche nel campo editoriale con la diffusione del diritto d'autore.
L'evoluzione del diritto d'autore va di pari passo con quella del mestiere dell'editore e del mercato librario, condizionato anche dall'alfabetizzazione e dall'industralizzazione. Il diritto d'autore è un'invenzione moderna e, giusta o meno che sia, è figlia della rivoluzione industriale che tanto ha cambiato la storia umana.
Il concetto è condivisibile - riconoscere lo status del creatore dell'opera d'ingegno - ma nella pratica il diritto d'autore è usato come una recinzione che esclude chiunque non cacci i soldi, e tanti: niente "visione in pubblico", niente fotocopie, nessuna possibilità di citazione, niente lucro, niente "profitto personale" (è il decreto Urbani: se scarichi qualcosa poi non te lo vai a comprare e quindi hai un profitto personale. E si parla di sanzioni PENALI.)

Ora però viviamo nel bel mezzo di un'altra rivoluzione: quella dell'informazione. La circolazione libera dei contenuti sta oltrepassando il loro mercato, la condivisione prende piede sulla proprietà privata, tanto cara alle rivoluzioni industriali.
Anche il diritto d'autore "un fiorino!" vive momenti difficili. Tutto iniziò con Napster: sembra un'eternità, ma non sono passati nemmeno dieci anni. I file musicali furono i primi a essere condivisi, seguiti dai video grazie alle connessioni a banda larga, e con l'avvento dei lettori ebook (in Italia ancora da venire, per la verità...) possiamo trovare sul P2P moltissimi titoli da scaricare gratuitamente e leggere o stamparci per conto nostro. (Segnalo un post interessantissimo di Gamberetta riguardante la distribuzione gratuita degli ebook e i vari formati in circolazione: è una miniera di informazioni!)
È ovvio che una cosa simile non piace a tutti. La "pirateria" dei contenuti è equiparata al furto, e (in certi bei cartelloni che si vedono in certi megacinema) al terrorismo, "paura... eh?"
Si invoca una regolamentazione di internet agitando lo spauracchio di pedofili, maniaci e (indovinate?) terrorismo, "paura... eh?"!
Più calano le vendite, più le voci si fanno grosse. L'anno scorso la Finanza ha arrestato per pirateria e violazione del copyright un gruppo pericolosissimo che usava un sistema di file sharing chiamato Cucciolandia... "PAURA eh?"

Ma le lobby sono lontane dalla vittoria: devono subire l'assalto di milioni di singoli utenti, che se ne sbattono del copyright e non giocano più secondo le regole arbitrarie imposte dall'alto. E funziona:
Chi ignora le regole della guerra, e fa la guerra, anzi in questo caso la guerriglia, fuor delle regole, contro le regole, anzi, del gioco, quasi sempre vince.
Non è un generale americano che parla di terrorismo, ma un brano sulle Cinque Giornate di Milano, da "Ai miei cari compagni" di Bianciardi. Ma è una regola sempre valida!
Più che remare contro una marea, quindi, molti si stanno rendendo conto che è il caso di cercare di ricavarci qualcosa in ogni caso: sulla rivista di Altroconsumo leggo:
Musica online, QTRAX: un primo passo
La notizia è di quelle che fanno di certo piacere a chi chiede a gran voce la possibilità di scaricare legalmente musica dalla rete senza dover pagare. Negli States (per ora solo lì) ha aperto i battenti Qtrax, un sito che, in accordo con le major discografiche, (che hanno però di recente smentito) permette la distribuzione di file musicali via P2P in maniera gratuita grazie ai proventi della pubblicità.
Premesso che, se per ascoltare una canzone o vedere un video devo sciropparmi la pubblicità, continuo a scaricarmelo via BitTorrent, segnali come questo ci dicono che qualcosa si sta muovendo in favore del popolo dello sharing.

Parliamo di libri: è di oggi la notizia che Paolo Coelho incoraggia lo sharing dei suoi lavori, e ne LINKA le fonti dal suo sito ufficiale! Secondo la sua esperienza, lo sharing non scoraggia le vendite, ma anzi è un ottimo mezzo di pubblicità gratuita. Questa è anche l'opinione di alcuni scrittori esordienti nostrani, come Giulio Della Rocca e Simone Maria Navarra, che basano l'autopromozione sullo sharing e la diffusione gratuita del loro Verbo. Inoltre, sempre più blogger e "creatori di contenuti" (comprese noi!) si affidano alla licenza Copyleft, che tra le tante opzioni può vietare l'uso dei contenuti a scopo commerciale mantenendone "aperto" l'uso, nella filosofia del P2P.
Come avvenuto per la musica e per i video, lo scambio libero di letteratura sta prendendo sempre più piede. E all'estero comincia a diffondersi la pratica di far girare gratis i libri, per poi far pagare ai lettori le presentazioni in libreria e gli eventi legati al romanzo, equivalenti letterari del "concerto". Ovvio che le inziative contrarie sono molte e anche pesanti (l'UE rischia di alzare NOVANTACINQUE ANNI la durata dei diritti d'autore, come in USA) ma i modi per contrastare i grandi interessi ci sono.
Supportare la piccola editoria? No: supportare le BIBLIOTECHE.
Le biblioteche, che sono le progenitrici del P2P, che sono troppo poche, e costrette a pagare una tassa sul prestito in favore indovinate di chi? Degli EDITORI.

Il denaro è l'anima del commercio e oggi "la politica si fa col carrello". Per cui BASTA COMPRARE. Punto. In Italia ci sono più di 8000 comuni, se ci fosse almeno una biblioteca per comune che acquistasse due o tre copie a titolo, molti editori vedrebbero triplicare i fatturati. E non mi si tirassero fuori discorsi del tipo: ma io il libro lo rileggo, il tocco della carta sotto le mani, la mia mega libreria... perché in tal caso vi meritate di essere salassati.
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Oggi copio: parlo di schede di lettura, prendendo spunto da due blog molto diversi tra loro, con opinioni opposte.

Sul blog della piccola casa editrice "I Sognatori", l'editore e autore Aldo Moscatelli afferma:
Sostengo da sempre che le case editrici dovrebbero spiegare a un esordiente i motivi per i quali non è possibile pubblicare un lavoro. Continuo a pensarlo, quindi gli autori dei lavori cartacei riceveranno una doverosa motivazione, che ad ogni buon conto altre case editrici non offrono.
Aldo è sempre stato orgoglioso di fornire responsi dettagliati a chi invia il proprio manoscritto; come scrittore è sempre rimasto deluso dai freddi prestampati di rifiuto.
Poco prima, però, scrive:
Da due anni inviamo agli scrittori che si rivolgono a noi una scheda di valutazione dell’opera.
Gratis.
Non si tratta di letterine prestampate con quattro righe in croce, ma di papiri che analizzano minuziosamente ogni aspetto del lavoro. Per scriverle impieghiamo delle ore, sottraendo tempo prezioso alla lettura degli altri testi. Per ottenerle da un’agenzia letteraria bisogna sborsare (se non vado errato) almeno una cinquantina di euro. Noi le forniamo gratuitamente, a chi ne fa richiesta.
Appunto! Le intenzioni sono lodevoli, l'onere enorme: il lavoro dell'editore è diverso da quello del recensore e del critico letterario.
La convinzione che una casa editrice "dovrebbe spiegare" non la condivido affatto. Stilare una scheda di valutazione è una cosa lunga, impegnativa e MERITA di essere pagata come si deve!
Anche noi scriviamo "papiri", diversamente da vere e proprie agenzie letterarie che si limitano a pensierini da terza media per centocinquanta euro a botta. Ma ci concentriamo su quello, e pretendiamo un riconoscimento per la nostra fatica.
Quindi approvo il "giro di vite" di Aldo, che da ora in avanti pretenderà un compenso simbolico al suo lavoro: l'acquisto di un libro dei "Sognatori".
Ecco infatti, chiaro e tondo, come la pensa un editor e lettore editoriale di certe pretese di attenzione, dal blog di Maura:
Dietro quelle lettere formali, che a un occhio inesperto o, mi perdoni, egoista, sembrano fredde, laconiche, impersonali e forse addirittura sciatte e offensive, c'è invece la cronica mancanza di tempo che affligge qualsiasi casa editrice, c'è la continua necessità di affrontare quotidianamente impegni diversi, c'è la stupefacente constatazione che la sorte di un libro tiene conto di mille variabili, sempre diverse, sempre imprendibili. Ed è a inseguire queste variabili che ciascun collaboratore, dall'ultimo arrivato all'editor, spende le sue ore.
Chi ha lavorato in una casa editrice sa che questa è la verità. Sa che molti "mittenti" non si curano di dare un'occhiata al catalogo, per capire da soli che un editore che pubblica manuali ha poco a che fare con un poema epico sugli Elfi di Squerez. Sa che arriva di tutto, compresi fogli sparsi e sgrammaticati senza nessuna cura.
Non sto facendo una colpa agli scrittori di voler essere pubblicati, ci mancherebbe! L'egocentrismo, però, le pretese immotivate e inconsapevoli, la petulanza, possono diventare una seccatura per un editor oberato di lavoro e per un piccolo editore distribuito solo online. Scrivere un romanzo è un lavoro molto faticoso, ma non per questo è l'unico lavoro che merita rispetto: su questo mi sembra che entrambi i blogger siano d'accordo, pur partendo da premesse diverse.
La conclusione? Mandate tutto, manoscritti e prestampati, a Studio83, e il motivo per cui siete stati cassati ve lo spieghiamo noi!

È online la seconda parte dell'intervista a Marcello Baraghini, fondatore e direttore editoriale di Stampalternativa. In questa seconda tranche, Baraghini spende qualche parola in più sui Bianciardini, dei quali tornerò ad occuparmi nei prossimi giorni, esplicita la sua idea di editoria - impegno, dissidenza, provocazione, qualità - e attacca chi, tra scrittori ed editori, ha fatto del disimpegno e del manierismo una bandiera fin troppo facile da far svolazzare.
Inoltre, Baraghini ci dà un breve esempio del lavoro in una casa editrice, e spezza una lancia in favore di una figura molto sottovalutata, se non rifiutata: quella dell'editor.
A fronte di molti scrittori che sento berciare contro chiunque tocchi i capolavori usciti con uno zompo dalla loro testolina alla maniera di Atena, c'è qualcuno che afferma l'esatto contrario: è un editore competente, impegnato, un editore che ha contribuito tantissimo alla storia culturale del nostro paese - sebbene di diversi orientamenti politici, mi sento di accostare Baraghini alla figura di Enrico Dall'Oglio, fondatore ed editore della Corbaccio degli anni '30, un monumento culturale completamente ignorato e misconosciuto.
Bene, Baraghini definisce chiaramente il testo manoscritto "una pietra grezza", che va lavorata da più figure, la più importante delle quali è l'editor.
Quella a Baraghini è un'intervista che consiglio a tutti di vedere; in particolare, a quegli scrittori esordienti che ci hanno contattate, prontissimi a farsi recensire gratuitamente i romanzi (e aspettandosi solo applausi sperticati, nonostante mettiamo sempre in chiaro il senso del nostro lavoro), ma che si sono dati alla macchia di fronte alla possibilità di un lavoro serio e approfondito sui loro testi, che abbiamo la presunzione li possa in qualche modo migliorare, anche solo per il fatto di riflettere sul proprio stile.
Prendendo a pretesto le parole di Baraghini, dunque, lo ripeto: ambite a essere pubblicati? Fate bene a provarci, se credete in voi stessi. Prima di spedire a destra e a manca, però, provate a mettere in discussione le vostre creature, e prima di andare incontro a figure barbine pagando per una pubblicazione immeritata (ho letto cose che voi umani...) provate a investire UN DECIMO di quei soldi in un lavoro più faticoso, più complesso, più coraggioso, più doloroso, e solo per questo più utile.
"Svago, magia, gioco, esorcismo, ribellione, sete di libertà e piacere, immenso piacere: la capacità d'inventare storie è un tratto distintivo dell'uomo, quello che più di ogni altro esprime la nostra condizione di esseri privilegiati: siamo gli unici su questo pianeta (...) capaci di aggirare i limiti naturali della nostra condizione, che ci condanna ad avere una sola vita, un solo destino. E tutto grazie a quest'arma utile: la fiction."
Sono parole bellissime! Poi apro l'intervista a Baraghini - è la parte che pubblicherò martedì, sto facendo viral marketing - che ci diceva:
"Io sono un editore che pubblica romanzi sociali, romanzi che curano le ferite, che scoprono gli altarini, che denunciano. Perchè la letteratura, oggi, se non è questo è spazzatura, è evasione, si lavora solo sullo stile. La morte della letteratura del Novecento, che è stata così impegnata, è dovuta a Baricco, è dovuta ad Aldo Nove, è dovuta a coloro che hanno affermato, piuttosto che i contenuti, gli stili. In ragione di questa "scuola" di letteratura che vive di stili, io ogni giorno faccio vivere dissidenza, controinformazione - come si chiamava una volta - denuncia e provocazione."
Qui devo precisare: non intendo buttare sulla stessa barca Vargas Llosa, Nove e Baricco; inoltre è bene ricordare che Vargas Llosa, al di là della sua difesa della fiction, ha un passato di attivismo politico culminato nella candidatura alla presidenza peruviana; per ultimo, nel catalogo di Stampalternativa la qualità dei testi non è certo di secondo piano. Quindi i due punti di vista non sono roccaforti, e i due contendenti non sono talebani.
Rimane il quesito: la letteratura ha senso in quanto arte in sé, sviluppo di facoltà creative e tecniche necessarie per il solo fatto che esistono, o per compiersi deve scendere dal piedestallo, sporcarsi le mani della realtà e "aprire il fuoco" in una battaglia culturale?
Secondo me l'editoria a pagamento non è di per sé un male: è "esplosa" con la nascita del print-on-demand, come editoria "di servizio", che permettesse di stampare volumi in bassa tiratura con costi contenuti e qualità, se non da offset, comunque più che amatoriale.
Può accadere che si abbia bisogno di realizzare libretti, opuscoli, o che si voglia stampare opere con un bacino di utenza già determinato al di fuori della libreria: poesie da regalare, il romanzo da proporre agli editori con l'equivalente di un "demo", e così via. Può essere un mezzo molto vantaggioso.
Una casa editrice a pagamento è un'azienda, proprio come una casa editrice tout court: la differenza statutaria è la diversa distribuzione del rischio e il diverso target a cui riferirsi (la prima guadagna su chi scrive, la seconda su chi legge).
Io per prima mi sono opposta con forza a certe operazioni editoriali di dubbio valore, ai cataloghi con novecento nuove uscite l'anno pagate dagli autori, alla mancanza di selezione e di un coerente discorso culturale sottostante alcuni testi. Però ripeto: questo tipo di difetti esistono da entrambe le parti, e come me la sono presa con stampatori indiscriminati, così non mi sento di elogiare Feltrinelli che stampa anche la lista della spesa di Benni solo perché non lo fa pagare.
un'opera stampata senza contributo da parte dell'autore e con un editing scrupoloso che ne ha migliorato di molto la forma
Manteniamo un po' di obiettività! Si fa presto a dare la colpa della crisi del libro all'editoria a pagamento, come fanno alcuni piccoli editori, specialmente se il problema principale è la crisi dei propri libri, che non si vendono per mille motivi sicuramente diversi dall'astuzia di alcune aziende.

capolavoro!
Sì, perché di astuzia si tratta: qualsiasi autore con un po' di attenzione si renderà conto della natura più commerciale che culturale di alcune proposte di pubblicazione a patto che abbia motivi più validi della propria vanità per pubblicare. Ad esempio la volontà di diffondere i propri lavori, o di affidarsi a qualcuno di più competente di un semplice tipografo: ci sono case editrici a pagamento che lavorano sui testi!
Il discorso cambia quando un autore pensa che una proposta editoriale a pagamento sia una prova del proprio valore letterario, e che il proprio nome su una copertina sia la prova di essere uno scrittore. Non dimentichiamo che il mondo è pieno anche di cattivi scrittori, e il giudizio non spetta a chi stampa, né a chi scrive, ma a chi legge.
un talento sottovalutato?
Per questo motivo noi di Studio83 abbiamo redatto il regolamento di "Esordiamo!" considerando come opera d'esordio la prima opera pubblicata in assoluto, anche con un editore a pagamento. A prescindere dalla qualità della casa editrice a cui ci si rivolge, quando uno scrittore investe su se stesso e decide che è arrivato il momento che la propria opera sia pubblicata (e abbia un ISBN!), quell'opera diventa passibile di un giudizio e di una critica letteraria seria e circostanziata.
Concludo con un appello agli scrittori: se volete pubblicare dando un contributo, non badate troppo a chi vi accusa di lesa cultura. Il mondo editoriale tradizionale è talmente chiuso che provare a emergere in altri modi, magari autopromuovendosi, è lecito e anche giusto.
Però mi raccomando: prima di decidere di "fare outing" affidatevi a un giudizio un po' più competente di quello di vostro cuggino (magari il nostro ^^... ma va bene anche frequentare un corso, o affidarsi alla lettura incrociata, o pubblicare su un blog, l'importante è che cerchiate la CRITICA, il giudizio NEGATIVO, per crescere!) e fate bene attenzione alla casa editrice che scegliete, al contratto che vi propone, fate tutti i controlli necessari prima di sborsare i soldi.

non vi pare un po' sospetto come editore?
E una volta stampato il libro, per dirvi scrittori a pieno titolo dovete affrontare la prova del fuoco, il cerbero incazzato, la zia invidiosa, l'idra di Lerna che non aspetta che di farvi a pezzi: il critico letterario! >:-D
...In bocca al lupo!!!

