Storia universale della distruzione dei libri
posted by giuliaS83 @ 08:52 - martedì, 20 maggio 2008
Bentrovati! Dopo un'assenza di qualche giorno di troppo, vi saluto pubblicando una nuova recensione: il mio commento al saggio di Bàez  "Storia universale della distruzione dei libri".



Guerre, furori sacri, incuria, rivalità tra scuole filosofiche, bigottismo, razzismo: i lati peggiori dell’umanità e della convivenza civile sono quelli che portano a distruggere i libri, quando non gli uomini.

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Il saggio mi è piaciuto, anche se l'eccesivo dilungarsi su elenchi di cifre non gioca a suo favore; l'argomento però suscita per forza di cose l'interesse bibliofilo. Bàez si sofferma anche sull'attuale occupazione dell'Iraq, sia in apertura che in chiusura del saggio, per portarla a esempio dei danni dell'incuria, spesso peggiore di un rogo nella distruzione culturale.

Come "controcanto" vorrei consigliare caldamente la lettura de "La bibliotecaria di Bassora", un fumetto (oggi si chiamano graphic novel, vabeh) di Mark Stamaty che racconta la storia vera dell'eroismo di una bibliotecaria e della gente del suo quartiere: all'avvicinarsi della catastrofe, hanno cominciato a svuotare la biblioteca, troppo esposta al fuoco nemico e ai saccheggi, e a trasferire i libri e i manoscritti nelle case, nelle soffitte, nelle cantine. Hanno salvato più di 40.000 volumi, con la sola forza delle braccia e spesso a rischio della vita. È una storia incredibile e una lettura commovente.



Penso che i libri non vadano distrutti. Bàez mi odierà, ma secondo me se ne trovano tanti che meriterebbero una dignitosa eutanasia (un esempio? Quelli di Arrigo Petacco,  mi suscitano viuuulenza). Ma l'atto distruttivo squalifica qualsiasi intento, specialmente quando diventa un comportamento sociale (il saggio di Bàez non mette il giusto accento su questo aspetto).
Molto più semplice controbattere con critiche sensate, o ignorare i libri che non siano degni di questo nome, o boicottare parole o atteggiamenti faziosi e ignoranti, indegni di essere messi su carta.
Sono scontata? Allora perché il Mein Kampf si vende ancora?

Videorecensione: La rappresentazione interdetta di Jean-Luc Nancy
posted by giuliaS83 @ 14:35 - martedì, 15 aprile 2008

La chiamo videorecensione, ma anche questa è una lettura, realizzata per Booksweb.tv in occasione del Giorno della Memoria.

Ho letto alcuni brani di un breve saggio di Nancy, filosofo decostruzionista francese. Il saggio affronta  il problema della rappresentazione dell'orrore dei campi di concentramento, da molti definita impossibile, da molti altri stigmatizzata come blasfema o sacrilega.

Sarebbe impossibile riassumere la complessità delle parole di Nancy in un video di un minuto e mezzo, in cui mi sono limitata a scegliere i brani più evocativi, non quelli più esplicativi.

Per capirlo, Nancy va letto. La potenza del suo linguaggio metaforico ed evocativo è trascinante. La comprensione non è immediata, ma avviene per gradi, per questo è ancora più preziosa e altrettanto difficile da comunicare.

L'esperienza del campo, con la sua catena fordista di omicidi spersonalizzati, rende impossibile la possibilità stessa di rappresentare, più che un modo o un'immagine in particolare. Questo perché anche il campo in sé è un dispositivo di rappresentazione, ma organizzato e "messo in scena" per rappresentare la distruzione dell'immagine dell'umano.

Nel video ho scelto di mostrare immagini apparentemente prive di significato, la bruttezza squallida, quotidiana, banale, di Milano dalla mia finestra, e immagini di interni, tubi e grate, che possono essere dovunque e per questo diventano invisibili. Vi ho sovrapposto dei fotogrammi particolari: se leggerete per intero il libretto di Cronopio "Tre saggi sull'immagine", nel quale appare anche il saggio sui campi, capirete l'accostamento tra l'essenza dell'immagine e la maschera mortuaria.


Esordienti da spennare
posted by giuliaS83 @ 16:09 - giovedì, 13 marzo 2008

Online sul nostro sito la recensione a "Esordienti da spennare", la piccola inchiesta della Ognibene sul cosiddetto "sottobosco" delle case editrici a pagamento.

Il racconto della Ognibene avvince il lettore, in particolare il lettore-scrittore, e ha un bel punto di forza: non teme di fare nomi, anzi riporta titoli e conversazioni, lettere e risposte, ottenendo il doppio risultato di elaborare un discorso sensato sull’argomento e di tracciare una serie di “casi di controllo” di editori dai ben dubbi scopi.

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Anni fa, balda minorenne, partecipai al concorso letterario "L'Autore" indetto dalla casa editrice Firenze Libri (quello pubblicizzato ogni anno con un box in prima pagina di "Repubblica"). Dopo qualche mese, mi arrivò la notizia che, pur non avendo vinto, ero stata "selezionata" e ritenuta idonea per la pubblicazione. A una mia chiamata, spuntò fuori la richiesta di contributo, che rifiutai. A onor del vero, va detto che la Firenze Libri si dimostrò molto attenta verso i miei manoscritti: mi chiese dei soldi per rimandarmeli indietro, perchè "è un peccato farli finire al macero". Poveriiini...

Mi mandarono anche due o tre libri, come previsto per i partecipanti al concorso. Uno era il romanzo vincitore, un altro era "Avalon: l'agenda dello scrittore" di Giorgio Maremmi, un libretto che la Ognibene in "Esordienti da spennare" cita spesso come classico esempio di malafede delle case editrici a pagamento.
In effetti, "Avalon" è infarcito di improperi contro gli editori tradizionali, troppo chiusi nei confronti dei nuovo autori non inseriti in un "giro" preciso, e canta le lodi di chi si sobbarca l'onere di stampare i promettenti virgulti e accettare i loro soldi a titolo di gratitudine. Nonostante questo aspetto, però, "Avalon" è stata comunque una lettura interessante: perciò lo recensiremo a breve. Buona lettura!


AI MIEI CARI COMPAGNI
posted by giuliaS83 @ 09:47 - giovedì, 06 marzo 2008
È online la recensione di "Ai miei cari compagni", il "diario inedito di un neo-garibaldino" scritto da Luciano Bianciardi e curato da suo figlio Ettore, che insieme a Marcello Baraghini gestisce  il blog Riaprire il Fuoco e sta portando avanti interessanti battaglie culturali, tra le quali un forte attacco all'editoria a pagamento.



L’ironia e l’acutezza già trovate nei Bianciardini sono la cifra stilistica dell’autore, ma la caratteristica principale del racconto “neorisorgimentale” di Bianciardi è la passione e la forte spinta idealistica che conquista il lettore quasi da subito.

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L'opera di Bianciardi è ben scritta, coinvolgente e appassionata, e ne consiglio la lettura anche perchè è particolarissima, e può essere di spunto a più di uno scrittore alla ricerca di soluzioni letterarie nuove o spericolate. Spericolato, Bianciardi lo è di sicuro!

Bianciardi è "il mio maestro, che mi insegna come essere rivoluzionario oggi come lo fu lui ai suoi tempi", ci ha raccontato Marcello Baraghini. "Mi ha, o ci ha trasmesso il suo impeto, il suo orgoglio, la sua voglia di non parlare del Risorgimento in maniera retorica o scolastica, ma di viverlo".

I Bianciardini - Come si diventa un intellettuale
posted by giuliaS83 @ 14:16 - giovedì, 21 febbraio 2008

I "Bianciardini" sono libretti contenenti brevi interventi di Luciano Bianciardi , "voce forse più libera, autentica e innovatrice del Novecento italiano" (dalla biografia contenuta nei Bianciardini).
Nessuno come i creatori dei Bianciardini può descriverli e spiegarne le origini, per cui rimando alle parole di Ettore Bianciardi e Marcello Baraghini: vale la pena di leggerli, per accorgersi come  le battaglie o le idee per una cultura più vitale possono essere svolte altrettanto efficacemente sia con la penna che con l'arma della pubblicazione, e che in Italia, purtroppo, sono battaglie costrette a ripetersi a distanza di decenni.

L'unica cosa che mi sento di sottolineare è il prezzo dei libricini: 1 centesimo, e il fatto che siano fatti uscire e messi in circolazione senza il codice a barre, "la vera prigione moderna", come lo ha definito Baraghini stesso durante la nostra intervista (nella seconda parte, che pubblicheremo martedì prossimo insieme al testo completo).


"Come si diventa un intellettuale"  è un pezzo breve e incisivo che si propone di mostrare a ogni giovane di belle speranze e poche qualità una strada rapida e indolore per avere successo: quella dell'intellettuale. Via l'eccellenza, ben venga la mediocrità: è la mediocrità che viene premiata, rispettata, tenuta da conto, perchè non fa male a nessuno e lascia le cose come stanno, semmai dà loro una ragion d'essere. E anche se non c'è niente da ridere, Bianciardi scrive un pezzo davvero godibile e arguto, perchè mette da parte l'odiato understatement in favore di un'ironia caustica e terribilmente precisa.

"Come si diventa un intellettuale" sembra scritto oggi, se non fosse che è scritto troppo bene. Chiuque può accertarsene da solo, se non dispone di un centesimo a portata di mano:  QUI c'è la prima puntata dell'intervento, e dalla seconda, un concentrato di consigli indispensabili anche a ogni editor di successo (io sono fuori...) riporto uno stralcio:

Parrà strano, ma nel mondo delle lettere il peggior peccato di uno scrittore consiste nello scrivere.  Il Nostro se ne asterrà, per quanto possibile: un pezzo di colore esotico a vent'anni, una cauta recensione a venticinque, a trenta, già intellettuale di successo, "curerà" il libri, evitando di scriverli o di tradurli. Due paginette di prefazione, tanto per mettere le mani avanti,  mai elogiative, anzi limitatorie ("presentiamo qui raccolti alcuni scritti, minori ma significativi, pur nei loro limiti, nell'onesta traduzione di Gerolamo Traslati..."). Se il libro andà bene, suo il merito. Nel caso contrario, ci vuole assai poco a dare la colpa a chi ha lavorato. Se l'ammalato dovesse morire, si può, in coscienza, dare la colpa al "curatore"?

Mi pare quasi di vederlo... compresa la triste conclusione degli sfortunati "curati", tanto ben descritta da Bianciardi anche se con un gap di più cinquant'anni (e nel caso particolare subodorata da noi umili carogne).
E questo, vi dice niente?

Un'intera generazione di scrittori allevati, coccolati e lanciati sul mercato dagli uffici marketing delle grosse case editrici italiane è riuscita, allo scopo di mascherare la loro pochezza, nell'intento di far dimenticare quanto c'era di straordinario nella letteratura del Novecento. Scrittori cannibali e senza sangue hanno riempito tutte le pagine dei giornali, i salotti e ogni altro spazio pubblico, con i loro assordanti chiacchiericci e scalato le classifiche potendo contare sulla complicità mafiosa di critici ed intellettuali, vere e proprie protesi degli stessi uffici marketing.
[dal sito di Riaprire il fuoco]

Tanto vale affermare: viva Stampalternativa, e speriamo che i Bianciardini siano degni successori dei Millelire anche nel dare un bello scossone al mercato.


L'autore in cerca di editore
posted by giuliaS83 @ 09:41 - venerdì, 18 gennaio 2008

È passato del tempo ma non abbiamo accantonato la rubrica delle Lezioni di letteratura.
Di solito leggo parecchi libri di critica letteraria e cultura editoriale, ma trovare il tempo per recensirli è un altro paio di maniche. Con la recensione a "L'autore in cerca di editore", bel prontuario di consigli per la pubblicazione, spero di invertire la tendenza e dedicare più tempo alle nostre Lezioni.

Maria Grazia Cocchetti, L'autore in cerca di editore, Editrice Bibliografica, Milano, 2006


 

"L’autore in cerca di editore”, più che un manuale di regole per avere successo, è un agile prontuario che fornisce innanzitutto l’ABC del mondo del quale lo scrittore desidera far parte. Il testo della Cocchetti è agile, chiaro e non annoia. Vanno resi i giusti meriti anche all’Editrice Bibliografica, che con la sua collana “I mestieri del libro” ha contribuito e contribuisce molto alla formazione di scrittori, addetti ai lavori e, perché no, anche lettori.

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La lezione dell'opera della Cocchetti, a mio avviso, è che, oltre alla scrittura, anche il tentativo di pubblicazione (ed eventualmente la pubblicazione stessa) richiede una certa dose di consapevolezza, e, perchè no, di "tecnica", che consiste più che altro nella conoscenza del mondo alla cui porta si bussa.

Dallo status di manoscritto a quello di "libro" ce ne vuole! C'è tutta una serie di elementi da tenere in considerazione, un lungo percorso da fare, sia per lo scrittore che cerca di piazzarsi, sia per il testo stesso, che può anche subire modifiche per il volere della casa editrice.
Il manuale della Cocchetti è un'agile introduzione al calvario dell'artista puro: preparatevi a una lettura stimolante e, per chi ne avesse bisogno, a una corroborante iniezione di realtà!

 

UPDATE: ero in cerca di un recapito dell'autrice, per informarla della recensione, quando ho trovato una sua intervista molto interessante, piena di spunti e suggerimenti. Da leggere!


Racconti Mancini
posted by Studio83 @ 18:16 - sabato, 12 gennaio 2008
Dopo i molti esordienti che abbiamo letto e recensito, ci siamo dedicate questa volta al libro di un autore che, pur pubblicando per la prima volta narrativa in senso stretto, ha alle spalle una lunga e fortunatissima carriera come drammaturgo: Manlio Santanelli, con l'antologia "Racconti Mancini" (Guida Editori).

racconti mancini
Racconti Mancini, Manlio Santanelli, Guida Editore 2007






La costruzione dei racconti brevi e la loro strutturazione denotano una grande padronanza del mezzo, accompagnata da una profonda sensibilità e da un gioco di generi e maschere che convergono nel surreale,
pirandelliano
se vogliamo, senza che questo sia mai forzato o fuori luogo; il dramma che c’è dietro ogni storia è perfettamente palpabile allorché l’autore lo nasconde dietro un sorriso, dietro un umorismo amaro di rara bellezza.

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Un sogno dentro un sogno
posted by giuliaS83 @ 10:41 - martedì, 04 dicembre 2007
Yet if hope has flown away
          In a night, or in a day,
          In a vision, or in none,
          Is it therefore the less gone?
          All that we see or seem
          Is but a dream within a dream.


[Sebbene la speranza sia sfumata/ in una sola notte, in un sol giorno/in una visione, o in niente/ forse è per questo meno svanita?/ Tutto ciò che vediamo, che sembriamo/ non è che un sogno dentro un sogno.]

BRR! Moscatelli è un grande appassionato di Edgar Allan Poe, e il primo concorso letterario della sua casa editrice si rifa a un componimento del padre del giallo per il suo titolo: "Un sogno dentro un sogno".
Ora che l'antologia è uscita, ne sento ticchettare il cuore, sotto il pavimento... "
Più forte! Più forte! PIU' FORTE!"

Buona lettura!

AAVV, Un sogno dentro un sogno, I Sognatori, Lecce 2007



I racconti contenuti nell’antologia sono, tranne qualche eccezione, gradevoli da leggere e in alcuni casi molto arguti, scritti tutti in modo più che dignitoso – e in questo si nota anche la mano dell’editore, che dimostra cura per ciò che pubblica...


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Dalla parte del torto
posted by giuliaS83 @ 10:04 - lunedì, 26 novembre 2007
Elisabetta Bucciarelli, Dalla parte del torto, Mursia, MIlano 2007



L’escursione umana e sociologica non è compiuta ai danni della storia di genere, e questo è il grande pregio di “Dalla parte del torto”: la carne al fuoco è tanta, ma non è indigesta, o fuori luogo. La Bucciarelli conduce bene il gioco dell’indagine e dei movimenti di accerchiamento del colpevole, svolti dalla polizia e dalla narrazione che non permette salti troppo affrettati e lascia ogni cosa a suo tempo.


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Il romanzo di Elisabetta  Bucciarelli mi ha fatto venire voglia di parlare un po' di giallo e thriller, generi a torto considerati "bassi" o meramente "commerciali", sui quali invece c'è molto da scoprire (interessante l'intervento di Spinazzola) ... a breve un excursus giallista nelle "Lezioni di letteratura"!

CONCEPTS. MODA
posted by Studio83 @ 10:14 - venerdì, 19 ottobre 2007

AAVV, Concepts. Moda, ARPANet, Milano, 2007

I pezzi (ci sono anche dei componimenti in versi) sono abbastanza omogenei, e dietro la scelta compiuta dalla casa editrice possiamo scorgere un discorso coerente sull’importanza dell’abito dal punto di vista esteriore, ma soprattutto interiore, e sul significato che attribuiamo al modo di vestire noi stessi, alla ricerca di un’identità sfuggente.

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