Punto interrogativo: tre aggettivi...
posted by Studio83 @ 15:36 - giovedì, 26 giugno 2008
Terza puntata della nostra serie di interviste "Punti interrogativi", e, mi si spezza il cuore, anche penultima...

Dopo aver chiesto i motivi per i quali leggere e le ragioni per le quali scegliere proprio i libri dell'intervistato, la terza domanda è più giocosa, meno impegnativa, più espressamente alla "Iene": "definisci in tre aggettivi la tua casa editrice".  E così  i "nostri" editori si scoprono colorati, mondiali, leggeri, importanti, fantastici, attenti, irriverenti e... chi più ne ha più ne metta.

Buona visione!


Punto interrogativo: perché leggere... II parte
posted by giuliaS83 @ 12:52 - mercoledì, 18 giugno 2008
Rieccoci alle prese con i nostri Punti interrogativi, le domande che abbiamo sparato a bruciapelo a editor e a editori nel corso del Salone del Libro.

Nella "puntata precedente", dopo aver raccomandato brevità e semplicità, abbiamo posto agli intervistati la più complessa delle domande: "perché leggere?"
Se la sono cavata tutti egregiamente, con la schiettezza che deriva dalla sorpresa, per cui siamo andate avanti spedite verso il prossimo quesito: una volta appurato che bisogna leggere, per quale motivo leggere proprio i tuoi/i vostri libri?

Godetevi il video per saperlo, e ascolterete anticipazioni, rivelazioni e considerazioni che speriamo vi invoglino a conoscere meglio i nostri interlocutori, e vi suscitino curiosità verso il prossimo punto interrogativo...


Videorecensione: La rappresentazione interdetta di Jean-Luc Nancy
posted by giuliaS83 @ 14:35 - martedì, 15 aprile 2008

La chiamo videorecensione, ma anche questa è una lettura, realizzata per Booksweb.tv in occasione del Giorno della Memoria.

Ho letto alcuni brani di un breve saggio di Nancy, filosofo decostruzionista francese. Il saggio affronta  il problema della rappresentazione dell'orrore dei campi di concentramento, da molti definita impossibile, da molti altri stigmatizzata come blasfema o sacrilega.

Sarebbe impossibile riassumere la complessità delle parole di Nancy in un video di un minuto e mezzo, in cui mi sono limitata a scegliere i brani più evocativi, non quelli più esplicativi.

Per capirlo, Nancy va letto. La potenza del suo linguaggio metaforico ed evocativo è trascinante. La comprensione non è immediata, ma avviene per gradi, per questo è ancora più preziosa e altrettanto difficile da comunicare.

L'esperienza del campo, con la sua catena fordista di omicidi spersonalizzati, rende impossibile la possibilità stessa di rappresentare, più che un modo o un'immagine in particolare. Questo perché anche il campo in sé è un dispositivo di rappresentazione, ma organizzato e "messo in scena" per rappresentare la distruzione dell'immagine dell'umano.

Nel video ho scelto di mostrare immagini apparentemente prive di significato, la bruttezza squallida, quotidiana, banale, di Milano dalla mia finestra, e immagini di interni, tubi e grate, che possono essere dovunque e per questo diventano invisibili. Vi ho sovrapposto dei fotogrammi particolari: se leggerete per intero il libretto di Cronopio "Tre saggi sull'immagine", nel quale appare anche il saggio sui campi, capirete l'accostamento tra l'essenza dell'immagine e la maschera mortuaria.


Videorecensione: Ali di Yukio Mishima
posted by giuliaS83 @ 15:26 - martedì, 08 aprile 2008
Oggi pubblichiamo un altro video realizzato per Booksweb, la videorecensione del racconto "Ali" ("Tsubasa") del grande scrittore giapponese Yukio Mishima. Il racconto è molto breve e ha toni malinconici e delicati. Certo, non mancano elementi di crudezza, legati alla guerra in corso, ma sono trasfigurati da una visione tipicamente giapponese dell'immanenza della morte, tema molto caro a Mishima che vi insiste in più opere. Il contrasto tra la morte e le sensazioni sognanti legate a un amore giovanile rendono il racconto funereo, ma anche molto dolce e commovente. Per questo, ho scelto di non commentare, ma di affidarmi a una semplice lettura di alcune frasi molto evocative, tratte dalla metà del racconto.


"Ali" è un racconto che rappresenta solo in parte la produzione di Mishima, scrittore dalle anime tormentate, un fanatico della tradizione nipponica che si prestò all'accusa di essere troppo "occidentalizzato", un seguace della durissima via del Bushido ma allo stesso tempo un narratore finissimo delle debolezze degli amanti, dei loro sogni fragili, delle ombre della psicologia femminile e dei contrasti dell'adolescenza.
Consiglio quindi a tutti di leggere assolutamente "Ali", che trovate QUI o potete acquistare a un euro nell'edizione di Stampalternativa con il testo originale a fronte (bravi!!!). Ma vi esorto anche a non fermarvi, e a cercare di conoscere un autore che, oltre la megalomania  "un po' D'annunzio - un po' Musashi", cela una delicatezza e un'attenzione ai dettagli indimenticabile.



Un ultimo appunto: a fare da contrappunto alla lettura abbiamo inserito un pezzo di Federico di Fazio, il nostro chitarrista di fiducia. Purtroppo, la musica non risalta come dovrebbe nel video: è un solo di chitarra che si accorda bene all'atmosfera di malinconia bellica di "Ali", e si intitola "Panic". Lo posto in versione integrale perché vale davvero l'ascolto (e il RIascolto!) e ringrazio ancora Federico per avercelo concesso e per la sua bravura (che potete ascoltare QUI).


PANIC

Videorecensione: Un'arancia a orologeria
posted by giuliaS83 @ 12:35 - mercoledì, 02 aprile 2008
Come molti sanno, Studio83 collabora con Booksweb.tv, la TV creata da scrittori e dedicata a tutti i bibliofili online.

Abbiamo realizzato per loro un montaggio degli estratti più significativi delle interviste della nostra serie "Editori in Fiera" (lo trovate cliccando nella sezione BOOKSPEOPLE > INVIATI SPONTANEI).
Abbiamo anche girato delle piccole videorecensioni, pensate per la fruizione in rete. Rapidità, incisività, ma anche una qualche profondità, un contributo personale... se siamo riuscite o no, potete giudicarlo personalmente.

Queste videorecensioni stanno andando bene, sono molto viste, e abbiamo deciso di renderle disponibili anche su Youtube.
Il motivo principale è che vorremmo costruire un bell'archivio video con tutti i nostri lavori, per non disperderli troppo, un'altra ragione può essere il fatto che il sito di  Booksweb non ha i direct link, e mi sono stufata di stare a spiegare: clicca lì, poi là, sempre dritto, terza a destra...
Aspettiamo una versione aggiornata di Booksweb (la famosa 2.0 di cui si mormora da un po', oltre a postare, quelle robe lì, eccetera...@_@ ) più amichevole nei confronti dei navigatori!

Nell'attesa, YouTube fa egregiamente al nostro caso. Ecco a voi la videorecensione di "Un'arancia a orologeria", il romanzo di Anthony Burgess da cui è stato tratto il discutibile "Arancia meccanica" da Kubrick.




"Se Arancia Meccanica, così come 1984, rientra nel novero dei salutari moniti letterari — o cinematografici — contro l'indifferenza, la sensibilità morbosa e l'eccessiva fiducia nello Stato, allora quest'opera avrà qualche valore" ha dichiarato Anthony Burgess, che, come sappiamo dalla sua biografia, ha vissuto la violenza della guerra e il dramma tremendo di una violenza sessuale perpetrata su sua moglie.
La sua opinione riguardo il film che ha contribuito a creare a fianco di Kubrick inizialmente era la stessa, ma poi, col tempo, è cambiata,  è stata venata forse da un po' di pentimento, con la consapevolezza di aver fornito, più che uno strumento di riflessione,  un nuovo stile alla violenza. Ne accenna già in questa lettera (dalla quale è tratta la citazione), e lo ripeterà molti anni dopo (QUI , cercate:
Articolo scritto sempre da Anthony Burgess in cui lo scrittore sposa la tesi opposta (Corriere della Sera, 25 Marzo 1993).

A me il film di Kubrick piace, ma sono anche molto critica, perché secondo il mio parere appiattisce un romanzo monumentale a un discorso politico anche piuttosto banale, e dal punto di vista dello "stile della violenza", in effetti, molte scene sono mera pornografia.
Per "pornografia dell'immagine" intendo un'immagine che dietro non ha niente, che esaurisce il suo significato nella sua apparizione, che è fine a se stessa e al vederla. So che non è l'opinione più diffusa, ma secondo me "Arancia Meccanica" di Kubrick è un "Barry Lindon" un po' meno onesto, è autocompiacimento, e il fatto che sia realizzato magnificamente non dovrebbe farci confondere con qualc0s'altro.

Vabeh, detto questo godetevi il video, se vi va cercate di fami cambiare idea, "e così via, con tutta quella sguana".

dodi li
posted by giuliaS83 @ 13:41 - domenica, 27 gennaio 2008
Oggi si celebra la giornata della memoria dell'Olocausto. Le manifestazioni e le iniziative sono molte, come è giusto che sia, e chiunque ritenga giusto farlo cerca a modo suo di omaggiare la memoria di chi è stato ucciso non solo dall'insensibilità, non solo dall'ignoranza, non solo dall'odio istituzionalizzato, ma dal terribile matrimonio tra lo sterminio e il fordismo, tra le liste di condannati a morte e le schede perforate dell'IBM.

Le parole sono un modo che abbiamo per dare senso alle cose. Lo sono anche le immagini, in maniera diversa. Ho unito le cose, e per Booksweb.tv ho fatto una breve lettura da un saggio di Jean-Luc Nancy, che ha dato un grande contributo alla filosofia estetica. Lo trovate cliccando su BOOKSPEOPLE > IO LEGGO PER VOI (quando scopriranno i direct link stappo lo spumante) e si intitola: "Jean-Luc Nancy - La rappresentazione interdetta", è un saggio tratto dal libretto edito da Cronopio "Tre saggi sull'immagine", breve ma densissimo.

Oggi si ricorda una pagina nera della storia dell'umanità, che probabilmente si ripete e si ripeterà ancora; si celebra al contrario, si rende omaggio a un buco nero. Secondo me possiamo andare oltre: rovesciamo la questione (senza nulla togliere alla memoria delle vittime) e celebriamo ciò che ci rende umani in senso positivo: la fratellanza, la solidarietà, il valore della vita e la creazione artistica. Ragazzi, oggi cade anche l'anniversario della nascita di Wolfgang Amedeus Mozart!

Quindi ho postato una canzone tradizionale yiddish, "Dodi Li". A me piace moltissimo, ce ne sono in giro molte interpretazioni e ho scelto in base al mio gusto personale. Nonostante le tragedie che l'hanno colpito, il popolo ebraico è riuscito a non farsi cancellare, a non farsi relegare nel ruolo statico di vittima della storia. A me sembra giusto, oltre a dare risalto a un grande delitto, valorizzare quello che di buono c'è nell'essere umano, perché è grazie alla positività e all'affetto verso gli altri che possiamo evitare di trasformarci in assassini.

Buon ascolto!